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AMBIENTE/ Quarant’anni per capire e (possibilmente) migliorare il Pianeta

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È un concetto ben segnalato in alcuni interventi introduttivi del catalogo della mostra (Codice Edizioni) ma che poi non trova corrispondenza nel percorso, concentrato esclusivamente sui comportamenti e sui piccoli o grandi accorgimenti quotidiani; col rischio di indurre l’idea che salvare il Pianeta in fondo è facile e che basta attenersi ad alcune norme “corrette” per risolvere i problemi.


Quello che più giova alla causa ambientale è il coraggio di mettere l’uomo al centro, smettendo di considerarlo solo come minaccia per la Terra; nel citato depliant, ad esempio, presentando il pacchetto di iniziative collaterali che accompagnano la mostra, si dice: “Soggetto centrale delle iniziative è la Terra, con i suoi equilibri naturali minacciati dall’attività del mammifero più evoluto vivente sul Pianeta, l’uomo”.


Il Pianeta può certo trarre giovamento dai comportamenti virtuosi ma prima ancora ha bisogno di persone che cerchino una consapevolezza di chi sono e del loro posto su un Pianeta; e che si accorgano di averlo ricevuto come dono per poterlo meglio “coltivare e custodire” (secondo l’invito rilanciato all’Angelus di domenica scorsa da Benedetto XVI). 

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