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PROTAGONISTI/ Sandage: la scienza misura la fuga delle galassie, ma non risponde ai perché

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Non sono mancati i numerosi riconoscimenti; tra questi, la medaglia Eddington della Royal Society, la US National Medal of Science, la medaglia Pio IX e, nel 1991, il Premio Crafoord della Accademia delle scienze svedese, una sorta di premio Nobel per l'astronomia del valore di due milioni di dollari.

 

Accanto a questa ampia conoscenza del mondo fisico, non aveva mai nascosto la sua ferma credenza religiosa e il fatto che questa non suscitasse alcun conflitto con la scienza: «Non ci può essere alcun conflitto se è chiaro che ciascuna tratta un aspetto differente della realtà. La Bibbia non è certo un libro di scienza: uno non la studia per trovarci le intensità e le lunghezze d’onda delle linee di Balmer per l’idrogeno, né la scienza ha a che fare con le proprietà ultime spirituali del mondo, che sono anch’esse reali».

 

Era anche convinto, realisticamente, che quegli scienziati che vogliono vedere nell’ordine cosmico un disegno, lo vedranno, mentre quelli che insistono in una visione riduzionista materialista non ammetteranno mai un mistero nelle cose che vedono e rinvieranno sempre il discorso in avanti nell’attesa fiduciosa di una spiegazione riduzionista per ciò che è ancora ignoto. «Ma portare questo credo riduzionista al livello più profondo e a un tempo indefinito nel futuro (e indefinito sempre rimarrà), quando “la scienza conoscerà ogni cosa”, è esso stesso un atto di fede, che nega che ci possa essere qualcosa di sconosciuto alla scienza, almeno per principio».

 

E proprio dall’interno della sua pratica scientifica arrivava ad affermare che se il mondo dovesse essere tutto compreso in un nichilismo materialista-riduzionista, allora non avrebbe senso e perderebbe senso e gusto la stessa esperienza della ricerca. «Più ogni scienziato spinge nel profondo il suo lavoro, più esso diventa ancora più profondo».

 

(Michele Orioli)



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