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ENERGIA/ Ecco la convenienza del mini-idroelettrico, massimo risultato col minimo impatto ambientale

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In Italia le potenzialità di sfruttamento dei grandi bacini idroelettrici sono pressoché esaurite. Peraltro, negli ultimi anni si è assistito a un rapido sviluppo anche degli impianti di piccola dimensione. A fine 2009 i dati forniti dal gestore della rete elettrica riportano una potenza installata per tutti gli impianti idroelettrici pari a 17,7 gigawatt. In aggregato i piccoli impianti, con potenza inferiore ai 10 megawatt, contribuiscono a una piccola fetta, pari a 2,6 gigawatt. Si può stimare che gli impianti oggi in esercizio in Italia sotto 1 megawatt sono oltre duemila.
Le stime riportano un potenziale massimo di sviluppo del mini-idroelettrico in Italia nei prossimi anni fra 2 e 2,5 gigawatt, tenendo conto sia di nuovi impianti, sia della messa in piena efficienza di quelli già esistenti. Ovviamente tutto dipende da come si evolverà nei prossimi anni il sistema di incentivazione delle tariffe.

Ci sono elementi che possono frenare o rendere poco conveniente il ricorso a questa fonte?

L’elemento più critico è rappresentato dai tempi di autorizzazione, che sono molto lunghi. In Italia le competenze per gli impianti di potenza inferiore ai 3 megawatt sono in capo alle Province, che impiegano mediamente dai due ai quattro anni per l’autorizzazione. Oltretutto in alcune Province è in atto una moratoria, per cui il rilascio di nuove autorizzazioni è fondamentalmente bloccato. Inoltre in molti casi per lo stesso sito sono in concorrenza più richieste di concessione e questo contribuisce a complicare l’iter aumentando il rischio di controversie e di ricorsi.
Anche gli impianti di piccola dimensione debbono – giustamente – assicurare il deflusso minimo vitale dei corsi d’acqua per la tutela della flora e della fauna ittica e per non alterare l’ecosistema sottraendo acqua alla coltivazione.

Chi potrebbe (o dovrebbe) maggiormente avvantaggiarsi del mini-idroelettrico in Italia?

A mio giudizio i maggiori vantaggi potrebbero riguardare gli enti locali e i consorzi idrici. Nelle zone montane è possibile installare impianti negli acquedotti (che trattandosi di impianti artificiali non presentano problemi di deflusso minimo vitale per l’ambiente); così come nelle pianure è possibile recuperare e utilizzare i canali di irrigazione e di laminazione, con impianti flessibili e a basso costo, che possono recuperare energia che altrimenti andrebbe sprecata, con vantaggi sia per l’ambiente sia per le casse dell’erario. Lo stesso principio viene applicato agli impianti di depurazione, nello stadio finale dove le portate vengono rilasciate nell’ambiente.
L’elettricità prodotta potrebbe essere utilizzata per l’autoconsumo (riducendo così i costi della bolletta energetica) sia per la cessione alla rete.
Molti enti pubblici stanno approfittando di questa opportunità per valorizzare il patrimonio culturale dei vecchi mulini o dei vecchi opifici che lavoravano con magli idraulici, proponendo itinerari turistici eco-compatibili.

(A cura di Mario Gargantini)



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