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ELETTRONICA/ Scendono in pista le nanobobine: per darci memorie ultrarapide

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Queste bobine ovviamente non sono avvolgibili come i nastri delle VHS, ma sono elementi fissi sede di correnti dotate di polarizzazioni di spin, che hanno una velocità di centinaia di metri al secondo: come leggere un’intera videocassetta in meno di un secondo. Non a caso sono state citate le correnti spin-polarizzate: ciò che permette questo nuovo interessantissimo sviluppo tecnologico è infatti la spintronica, una branca della fisica della materia che studia le caratteristiche dello stato solido quando in un flusso di corrente tutte le particelle portatrici di carica hanno il loro asse di spin direzionato allo stesso modo.

Lo spin è uno dei numeri quantistici - quei numeri, cioè, che indicano lo  stato quantico di una particella - e corrisponde in fisica classica all’asse di rotazione della particella su di sé. A prima vista la spintronica sembrerebbe qualcosa di esotico e senza utilità pratica diretta: in realtà la spintronica è esattamente ciò che permette già attualmente la realizzazione dei dischi rigidi di tutti i computer. Lo spin infatti individua anche un momento magnetico, che per effetto della meccanica quantistica ha valori discreti. Giocando opportunamente con queste caratteristiche si possono tradurre in linguaggio binario i linguaggi informatici e scrivere nei supporti magnetici come i dischi dei nostri hard disk le serie di 0 e 1 necessari al funzionamento della macchina.

L’implementazione delle “racetrack memories” (letteralmente “memorie pista”) permetterà di avere memorie per dispostivi elettronici molto più capienti, ma soprattutto fino a 100.000 volte più rapidi. Di fatto potrebbe non essere più necessaria la memoria RAM, in quanto tutti i dati per il funzionamento del nostro dispositivo sarebbero letti direttamente dalla memoria fissa, in tempi più che rapidi e con un notevole risparmio energetico. La prima racetrack memory potrebbe essere messa in commercio fra 5-7 anni.



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COMMENTI
26/11/2010 - energia, consumi, sprechi (Antonio Servadio)

Accensione e fruizione dei dispositivi elettronici costerebbero circa il 6% del consumo complessivo di energia elettrica. Dispositivi ne abbiamo parecchi. La funzione stand-by ' più o meno abusata dall'utente eco-distratto o eco-pigro. E' bene approfondire, per non travisare il rilievo delle invenzioni veramente importanti. Perché il loro ampio potenziale va ben oltre il dato di quel 6% di consumi che è costituito in gran parte da sprechi, cioè da consumi inutili o futili, dovuti a imperizia, distrazione o sciocchezza. Guardiamoci attorno. Uffici e interi palazzi restano con le luci accese per 24 ore (e potremmo fermarci qua...). PC accesi per ore, o giorni, restano inutilizzati ma ci sollevano dalla "fatica" di accenderli soltanto alla bisogna. Dispositivi vari sono utilizzati per futilità le più varie. Vediamo adulti e perfino bambini che si trastullano quotidianamente con costosi "smart phone" professionali, navigando in internet per puro sfizio, in modo improduttivo. Sono comportamenti che hanno aumentato gli sprechi. Non è "colpa" della tecnologia, ma del consumismo (un "ismo" fra i tanti). C'è una quasi-mitologia sulla cifra "verde" dell'elettronica, come se mantenimento e uso di apparecchi, linee, "server" e ponti radio garantisse -di per sé- di non sprecare e non inquinare. Dunque, per risparmiare e ridurre l'inquinamento basta il buon senso e oculatezza. Benvenute le super memorie, ma per motivi di altro genere. Quanto agli sprechi, quelli sono nelle nostre mani.