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PALEONTOLOGIA/ Lo pterosauro last minute decolla dalla Pennsylvania

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La loro anatomia suggerisce che gli pterosauri volassero diversamente dagli uccelli migratori dell'era attuale. Cercando di sfruttare un parallelo “moderno”, i ricercatori avevano utilizzato in precedenza il volatile vivente più grande, l'albatro, per riprodurre il volo dello pterosauro. Tuttavia “non ritenevamo che lo pterosauro avesse la stessa frequenza di battito alare dell'albatro, né pensavamo che il rettile si levasse in aria come un uccello”, spiega Habib.

Secondo alcuni studiosi, un animale massiccio come il Quetzalcoatlus northropi, pesante circa 200 chilogrammi, non era in grado di alzarsi in volo allo stesso modo degli uccelli, ma doveva gettarsi dalla cima degli alberi o dalle colline per volare. Ma Habib e la sua squadra di ricercatori ritengono che, come alcuni pipistrelli, i grandi pterosauri avrebbero probabilmente utilizzato i quattro arti per librarsi nell'aria prima di iniziare a sbattere le ali. “Ho la certezza pressoché totale che gli pterosauri non 'decollavano' come gli uccelli”, dice Habib.

Ci sono ovviamente ancora molti studi da svolgere, utilizzando reperti diversi: per esempio non si hanno le idee chiare sulle caratteristiche delle membrane che costituivano le ali o sulla struttura complessiva degli pterosauri, ma se i calcoli di Habib sono corretti, i risultati potrebbero favorire l'ipotesi che i grandi pterosauri fossero in grado di attraversare agevolmente interi continenti in volo e di spostarsi abitualmente da un continente all'altro. I grandi volatori dell'era dei dinosauri sarebbero stati una sorta di “superspecie” che aveva come casa non una regione specifica, ma tutto il mondo. L'idea è interessante è fantasiosa, come spesso lo studio della preistoria obbliga a fare.

Il lavoro da svolgere è ancora molto, ovviamente, e nuove ipotesi si affacceranno sicuramente a riguardo di questi e altri giganti del passato, sperando di trovare qualche reperto in più che confermi o smentisca idee e congetture.

Senza questo paziente lavoro di ricerca la passione di molti bambini non sarebbe possibile. E i paleontologi, per nulla intimoriti dalle difficoltà di ricostruire abitudini e motivazioni di creature di cui restano spesso solo parti molto ridotte (un dente, una clavicola, un'impronta), rischiano un po' il destino dei loro amati estinti: per lo più chiusi in musei o dispersi in qualche deserto sabbioso a cercare reperti, determinati a perseguire le loro ricerche che non hanno alcun tornaconto immediato, vengono guardati come “reperti” di una strana umanità, che fa della pazienza e del lavoro lungo, minuzioso, faticoso, ma nello stesso tempo stimolante per la fantasia e l'immaginazione la sua cifra più caratteristica.

Una vita spesa per studiare incredibili esseri ormai estinti, per aspetto più simili ad abitanti di mondi immaginari e fantastici, quasi tentativi andati a male nella lunga storia del mondo: tutto questo è l'opera del paleontologo. Stramba, noiosa o incomprensibile per chi non vede quello che vede lui.
Ma ci sono cose che solo i bambini riescono ad apprezzare fino in fondo...



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