BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GEOFISICA/ Prima di sorvolare il Polo, consultate il meteo spaziale

Pubblicazione:

satellite_spazioR400.jpg

Anche chi non è mai stato in vacanza a Capo Nord, ha presente, almeno per averlo vista in fotografia, il fenomeno della aurora  boreale; è tra le immagini più scenografiche che la natura ci offre e che lascia senza fiato: nel cielo appaiono delle strisce fantasmagoriche, come le tende di un sipario che si apre e si chiude su uno spettacolo che però è dato dal sipario stesso. Quella boreale si manifesta oltre il circolo polare artico e fa da contraltare alla analoga aurora australe che colora il cielo sopra il Polo Sud. La loro origine è ben nota da tempo e viene attribuita all’interazione tra le particelle cariche che piovono dal cosmo sull’atmosfera terrestre e vengono catturate dal campo magnetico terrestre che le frena facendo loro perdere energia sotto forma di luce.

C’era però un altro fenomeno di  meteorologia spaziale che restava misterioso: quello delle cosiddette “aurore diffuse”, delle quali solo ora si inizia a comprendere la natura. I loro effetti si verificano nell’alta atmosfera: sono molto estese, fino a coprire tutto il cielo ma sono deboli e non sono visibili a occhio nudo come le altre e quindi non sono così spettacolari; tuttavia sono ben registrabili dalle immagini satellitari e soprattutto sono notate da tutti coloro che vengono disturbati dalla loro presenza. Le aurore diffuse sono infatti delle vere e proprie tempeste spaziali che possono interferire  con le trasmissioni satellitari, con le reti elettriche e con il traffico aereo. Il loro apparire varia con le stagioni ed è correlato con il ciclo di undici anni dell’attività del Sole, che in molti modi influenza la fisica del nostro Pianeta.

In realtà il fenomeno non era così incomprensibile. Da tempo era chiaro che a causare l’aurora diffusa sono le collisioni degli elettroni che colpiscono gli strati alti dell’atmosfera. I problemi nascevano quando si considerava che gli elettroni normalmente sono intrappolati nel campo magnetico della Terra molto più in alto e il loro viaggio si svolge  attraverso una lunga catena di eventi che iniziano sul Sole. Si trattava quindi di capire come questi elettroni raggiungano l'atmosfera. Ora, un articolo pubblicato sulla rivista Nature, a seguito di una ricerca congiunta tra scienziati della University of California (UCLA) e del British Antarctic Survey (BAS), pone le basi per trovare una risposta soddisfacente.

I due gruppi di ricercatori, guidati da Richard Thorne presso la UCLA e da Richard Horne al BAS, si sono concentrati sulle onde radio a bassissima frequenza (VLF, Very Low Frequency) che già si sospettava potessero essere responsabili della diffusione degli elettroni intrappolati nell'atmosfera. Erano stati identificati nello spazio due tipi di onde VLF come la possibili cause dell’aurora diffusa ma, nonostante anni di discussioni e di ricerca non si era arrivati ad alcun risultato decisivo. Il nuovo studio indica con chiarezza che responsabili del fenomeno sono le onde VLF note come “onde-coro”:  sono onde a bassissima frequenza provenienti dallo spazio e individuabili a terra, chiamate così perché se vengono registrate e riprodotte tramite un altoparlante suonano come un coro di uccelli all'alba.



  PAG. SUCC. >