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TECNOLOGIA/ Innovare in tempi di crisi si può

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Quale ruolo per l’innovazione? È già percepita oggi come come leva strategica chiave dal 57% degli intervistati e sale al 70% per quanto riguarda il futuro. Emergono tre direzioni fondamentali, tutte e tre con consensi tra il 35% ed 40%: focalizzazione delle attività di innovazione (processi, metodi e sistemi), sviluppo di nuovi prodotti/servizi a maggior valore aggiunto, sviluppo di nuovi business.


Le politiche di innovazione. Questo è uno degli aspetti piu’ interessanti dell’indagine anche se controverso. L’innovazione è un concetto molto ampio ed è in continua discussione sia in ambito accademico-scientifico sia nelle imprese. L’indagine, essendo rivolta alle imprese, ha utilizzato una definizione dell’innovazione come diffusa nel mondo manageriale, indagando l’innovazione secondo due dimensioni: l’oggetto dell’innovazione (prodotto, servizio, processo, business) e natura dell’innovazione perseguita (incrementale - per piccole modifiche addizionali, o radicale - con cambiamento di paradigmi).

 

Ne emerge che cambia il profilo dell’innovazione necessaria. Meno innovazione incrementale e più innovazione radicale. L’indicazione da parte degli intervistati della ripartizione delle risorse destinate all’innovazione tra cinque anni è una suddivisione del 21% in innovazione incrementale di processo, 35% incrementale di prodotto, 21% radicale di processo/business e ben 22% radicale di prodotto. I cicli di vita dei prodotti si riducono e il peso dei nuovi prodotti nella composizione globale del portfolio sarà sempre più rilevante. Il 75% degli intervistati dichiara che nelle loro imprese impegni e risorse in innovazione saranno incrementati nei prossimi cinque anni. Dati interessanti che lasciano aperte considerazioni sulla competenze necessarie, sulla formazione e sul ruolo del capitale umano.


Innovazione collaborativa. Cresce la propensione generale e rispetto al passato cambiano gli obiettivi, le forme e la natura della collaborazione. Oltre il 39% ha avviato in modo sistematico forme di collaborazione con partner dello stesso settore (51%) o settori continui/correlati (49%). Si collabora per integrare o rafforzare la propria offerta (citato dal 52%) o per suddividere i costi di investimento (citato dal 39%) o per accelerare i tempi di sviluppo dei nuovi prodotti (citato del 36%). C’è una maggiore propensione a pre-definire un chiaro e formale quadro di accordi (e questa è una buona notizie per le collaborazione tra imprese e Università, anche se l’indagine non esplora specificamente questo aspetto).

 

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