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OGM/ Sicurezza alimentare e paesi in via di sviluppo: oltre il mito

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Di sicuro il monopolio delle innovazioni è un tema caldo e da valutare attentamente, andrebbe però rilevato che la tecnologia alla base degli OGM è stata sviluppata dalle università e solo una regolamentazione insostenibile per tempi e costi (una decina di anni e milioni di euro per l’approvazione di un solo evento OGM) ha di fatto consegnato il settore nelle mani dei grandi gruppi multinazionali.

 

 

Andrebbe poi ricordato che, su 14 milioni di contadini che usano gli OGM, ben 13 sono contadini poveri che, di anno in anno, aumentano i loro raccolti e scelgono di riseminare OGM sulla loro terra. Il caso del cotone in India, che ha visto raddoppiare le rese in pochi anni, è emblematico.

 

 

Per mettere un punto fermo su questi temi, un gruppo di lavoro della Pontificia Accademia delle Scienze (PAS) si era riunito per una “Settimana di studio” nel Maggio 2009. In questa riunione, oltre quaranta esperti, in gran parte scienziati ma anche economisti, teologi, sociologi si sono confrontati per quattro giorni sul tema “Le piante transgeniche per la sicurezza alimentare nel contesto dello sviluppo”. Oggi esce un documento di sintesi di quanto emerso in quella sede.

 

 

Il messaggio è chiaro: il maggior ostacolo che impedisce ai poveri di godere dei benefici di questa tecnologia non è la mancanza di conoscenze scientifiche o di fondi, non sono i brevetti, non sono le incertezze sui rischi, ma è la mitologia che noi ci siamo creati su queste piante. Una mitologia che ha creato una regolamentazione che di fatto esclude la ricerca pubblica e che impedisce l’accesso ai risultati della ricerca proprio a coloro che potrebbero trarne il maggior beneficio. La storia del Golden Rice insegna: pubblicato nel 1999, otterrà il via libera probabilmente nel 2012. Solo perché GM.



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