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BIOSCIENZE/ Il supermicroscopio che fa nuova luce sulle malattie renali

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Abbiamo superato questo limite utilizzando un SEM di ultima generazione (Cross-Beam Supra con colonna Gemini, Carl Zeiss, Oberkochen, Germania) che ha il grosso vantaggio di utilizzare l’innovativo detector in-lens, posizionato a una distanza molto ravvicinata dal campione che consente di raccogliere con un’altissima efficienza anche gli elettroni più profondi che normalmente vengono persi, fornendo così molte più informazioni rispetto ad un detector convenzionale. La Figura mostra un campione renale osservato al SEM a diversi ingrandimenti. L’unità di filtrazione renale, il glomerulo, che si osserva nel pannello a, è visibile a dettagli sempre più fini passando ad ingrandimenti sempre maggiori (pannelli b e c) fino ad arrivare all’ingrandimento massimo che ci ha consentito di vedere i pori di filtrazione osservabili nel pannello d.

L’osservazione di queste strutture, mai descritte prima, ci ha spinto a voler investigare come questi pori si distribuiscono lungo la superficie filtrante e a descrivere la loro dimensione sia quando la funzione renale è ottimale sia quando è compromessa. Abbiamo quantificato la dimensione dei pori attraverso un metodo morfometrico utilizzando un programma informatico di analisi di immagini (Image J 1.43). Il dato interessante è stato scoprire in condizioni patologiche associate a proteinuria la comparsa di una popolazione di pori con dimensioni sproporzionatamente più grandi rispetto a quelli osservati in condizione fisiologica. Noi riteniamo che questi pori, eccezionalmente grandi, potrebbero avere un ruolo nel processo patologico permettendo un passaggio anomalo delle proteine che, una volta filtrate, si rilevano poi nelle urine.

Le nostre osservazioni, ottenute grazie ad una tecnologia sofisticata e innovativa, contribuiscono ad aumentare, in maniera consistente, le conoscenze sull’ultrastruttura dei pori di filtrazione, finora solo ipotizzata attraverso studi teorici, suggerendo una visione diversa da quella finora descritta. Questo approccio tecnologico ci ha inoltre permesso di rilevare una differenza nelle dimensioni dei pori in condizione patologica rispetto a quella fisiologica suggerendo che le alterazioni nella dimensione dei pori di filtrazione possano avere un ruolo nelle malattie renali favorendo un aumento nella filtrazione delle proteine plasmatiche.


 



 



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