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SUPERBATTERIO/ E’ arrivato anche in Italia NDM-1, il gene resistente agli antibiotici

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Il gene dell'NDM-1  Il gene dell'NDM-1
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IL PARERE DELL’ESPERTO – Il professor Moellering, da noi contattato, responsabile del reparto di ricerca medica dell’università di Harvard, ha le idee chiare al proposito. Ha anche scritto un dettagliato articolo sul superbatterio per il New England Journal of Medicine. “Per prima cosa” ci ha detto “NDM-1 non è un batterio. Si tratta in realtà di un elemento genetico trasferibile, una parte di dna, che contiene non solo i geni che codificano il NDM-1 ma anche altri geni resistenti. La sigla NDM-1 sta per “New delhi Beta-lactamase 1”.

E’ una sigla che sta a significare la sua capacità di distruggere gli antibiotici beta-lactam e la località dove è stato isolato per la prima volta, New Dehli. Il suo principale problema è la capacità di trasferirsi in mezzo ad altri tipi di batteri che provocano infezioni”. Ma non si è mai verificato prima un caso del genere? “Sì, ci sono altri batteri che sono virtualmente resistenti a ogni tipo di antibiotico. Tipi di batteri che contengono geni come l’IMP, il VIM e il KPC hanno ciascuno enzemi che rendono inattivi i carbapenemi e altri tipi di antibiotici. Sono tutti batteri particolarmente insidiosi perché risultano fatali nei casi di pazienti ospedalizzati in cure intensive”.

Che tipo di infezione provoca l’NDM-1? “In genere si tratta di infezioni al sistema urinario o infezioni alle ferite. Ma può provocare un gran numero di malattie serie e anche mortali. Un recente caso di diverse infezioni all’interno di un ospedale di New York fu causato da batteri di Klebsiella che contenevano l’enzema KPC: morirono il 40% dei pazienti infettati”.



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