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DIBATTITI/ Se Galileo avesse conosciuto gli indios Kayapo …

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Si può quindi e si deve ancora parlare di scientismo. Ma, come fa Klein, si deve anche stare in guardia dal pericolo che una reazione dura e giustificata allo scientismo possa produrre, in modo ingiustificato, l’avvento di una altro nemico: il relativismo. Ecco quindi le minacce per la scienza oggi, ma anche le cause della sua debolezza e della disaffezione di molti giovani. A queste se ne deve aggiungere una terza e cioè la tecnoscienza che, in qualche misura, è la sintesi delle altre due: uno spazio dove il confine tra la conoscenza della natura e la sua manipolazione è evanescente ma al tempo stesso la manipolazione si appoggia, indebitamente, su una sorta di “immunità” che è propria della conoscenza pura.

Acuta è l’osservazione di tipo storico che fa risalire alla rivoluzione galileiana le radici di questi dilemmi: “I problemi posti dal potere della (tecno)scienza erano già in germe in quel gesto che ha fondato la scienza moderna”. Attenzione però: si parla di “germe” e ci si può legittimamente chiedere se era proprio necessario che la situazione evolvesse nel senso della tecnoscienza che vediamo oggi minacciosamente in azione. È proprio colpa di Galileo, come riporta Klein citando Husserl?  O forse non è la scienza in sé che ci ha condotto a questo punto; è non è tutto da addossare allo scienziato pisano che peraltro, come l’autore giustamente si suggerisce, ha avuto l’aiuto (si poteva anche aggiungere “determinante”) di uno come Cartesio: “lo scientismo è un’ideologia che la scienza può ispirare, ma non ne è affatto un’implicazione”.

Difficile quindi descrivere il passaggio dalla visione precedente a quella moderna come un meccanismo di causa-effetto prodotto dall’entrare in scena del metodo scientifico sperimentale; si è trattato più di un “preparare il terreno” per una concezione sempre più assolutistica ed esclusivistica della scienza come massima forma di conoscenza. Ed è stato “in modo impercettibile” che dal riduzionismo metodologico si è passati a quello ontologico, vale a dire alla riduzione nella sfera delle scienza di ogni tipo di domanda sulla realtà.



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COMMENTI
22/12/2010 - scienza e scientismo (Antonio Servadio)

l'avvento della scienza "moderna" (nel senso galileiano) non causa necessariamente (non è causa "sufficente" di) quel riduzionISMO secondo il quale ogni tipo di domanda sulla realtà ed ogni tipo di conoscenza della "realtà" stessa viene riconosciuta come tale solo se formulata all'interno delle regole della matematica e della fisica. Si tratta di sviluppi "culturali" sviluppatisi in relazione a due principali fattori, quello politico-sociologico (nella loro dinamica storica) e quello tecnologico. La scienza moderna ha reso molto più efficiente lo sviluppo di tecnologie. Queste permettono rapidi e ben riconoscibili interventi sulla materia, da cui discende il nostro naturale e comprensibile entusiasmo per la tangibilità dei prodotti della scienza. Tuttavia, quel che viene lasciato fuori dalla porta rientra, prima o poi, dalla finestra. La matematica e la fisica degli ultimi decenni hanno ampiamente infranto la sfera delle nostre consolidate concezioni di materia, spazio e tempo, che restano basate sulla "natura" dei nostri sensi (tatto, vista etc.). Su questo piano, il concetto stesso di "realtà" è ormai molto differente rispetto al passato. La "sfera" di cui all'articolo qua sopra è destinata a subire quella profonda rivoluzione che è già in atto.