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SPAZIO/ L’autovelox galattico ha "beccato" l’ammasso più lontano

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Gli astronomi si sono allora ingegnati in un altro modo: si può scattare la stessa immagine con differenti filtri (ad esempio rosso, verde, blu, anche se gli astronomi hanno altre convenzioni), e confrontare le immagini ottenute. In questo modo si può quantificare quanto il colore si è spostato verso il rosso e avere una misura del redshift. Per farlo però uno deve sapere com’è fatto l’oggetto che sta guardando. E proprio qui sta l’inghippo: essendo questo l’ammasso più lontano, è molto difficile sapere com’è fatto!

 

Per ovviare al problema, gli scienziati hanno utilizzato un altro ammasso, IRC0218A, che ha un redshift più basso (z=1,62), ma abbastanza simile, e del quale sono disponibili misure spettroscopiche. Uno può così controllare che la misura spettroscopica e quella con i filtri (che si chiama fotometrica) diano lo stesso risultato e tarare la meno affidabile (quella fotometrica). Così si riduce il rischio di compiere errori, dal momento che i due ammassi sono abbastanza simili. Se, per esempio, prendessimo una multa per eccesso di velocità e il verbale della polizia indicasse una velocità di 160 km/h così come il nostro tachimetro, questo ci renderebbe confidenti che andando a 220 km/h il tachimetro ci dà un’informazione affidabile. Se, viceversa, avessimo constatato l’accordo tra tachimetro e autovelox in una zona abitata procedendo a 40 km/h, non potremmo sapere se quando il tachimetro indica 200 km/h esso è tarato correttamente.

 

È dunque importante avere misure della stessa quantità fatte con metodi diversi, che ci rendano confidenti nell’applicare uno solo dei due quando l’altro non è a disposizione. Per inciso, il paragone con le velocità non è casuale, dal momento che tramite la famosa legge di Hubble il redshift può essere convertito in una velocità.

 

I dati ottenuto indicano che l’ammasso, pur così lontano, è però molto simile a quelli attuali, ad esempio nelle galassie che lo compongono. Questo significa che solo 3 miliardi di anni dopo il big bang le galassie si erano già formate ed erano già molto simili a quelle attuali. Ed è un tempo molto più breve di quelli su cui si pensava che avvenissero questi processi. A quanto pare, ci sarà parecchio lavoro per i teorici.



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