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2011/ Il bilancio di un decennio tra Nobel, Lhc, missioni spaziali, Dna e staminali

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Un tratto del tunnel dell’acceleratore LHC (Foto Ansa)  Un tratto del tunnel dell’acceleratore LHC (Foto Ansa)

Il bilancio della scienza in questi primi dieci anni del terzo millennio è senz’altro accompagnato dall’emozione dei risultati già raggiunti all’acceleratore LHC del Cern di Ginevra. È lì che nei mesi scorsi sono iniziate le collisioni ad alta energia tra le particelle pesanti che, dapprima hanno “riscoperto” tutta la fisica precedente, poi hanno riprodotto il mix primordiale di quark e gluoni e proprio all’inizio di dicembre hanno iniziato a dare segnali di una nuova fisica, aumentando le speranze di poter raggiungere gli ambiziosi obiettivi prefissati.

 

Tutto il decennio è stato dominato da questa gigantesca macchina della fisica, che ha avuto una partenza drammatica, segnata da un guasto imprevisto che ha fatto temere il peggio, ma che poi si è ripresa e ha iniziato a produrre dati nei quattro esperimenti sotterranei: solo negli ultimi sei mesi sono stati immagazzinati circa 15 petabyte (un milione di miliardi) di dati derivati dalle collisioni; un numero tale che, se quei dati fossero tutti masterizzati in cd, formerebbero una colonna di 20 chilometri, 61 volte la Tour Eiffel. E fra un decennio, stando alle ultimissime decisioni del Cern, potremmo avere una macchina ancor più potente, con trenta nuovi magneti superconduttori (probabilmente di niobio-tre-stagno) che consentiranno di aumentare il numero di collisioni e quindi la probabilità di scoperte.

 

Sull’altro versante della realtà naturale, il macrocosmo, si sono intensificate le tappe di avvicinamento al big bang con quella che è stata chiamata cosmologia di precisione. Un primo passo importante è stato quello della sonda Wilkinson Microwave Anisotropy Probe (WMAP): è l’erede del satellite COBE che nel decennio precedente ci aveva regalato una spettacolare mappa del fondo cosmico di microonde con i segni delle fluttuazioni di densità nell’universo primordiale che rappresentano i “semi” dai quali si sono formate le galassie e tutte le strutture cosmiche che oggi conosciuto.

 

Le misure di WMAP, elette a scoperta dell'anno 2003, sono state più precise di quelle dei predecessori e hanno scoperchiato una serie di questioni alle quali potrà rispondere la nuova missione Planck dell’Esa, partita nel maggio 2009 con lo scopo di eseguire misure di altissima precisione proprio di quelle disuniformità dell’universo neonato. I primi anni della decade che si sta aprendo potranno forse svelarci cosa è successo poco meno di quattordici miliardi di anni fa, alzando anche il sipario su alcuni grandi enigmi della cosmologia come la natura della materia oscura e dell’energia oscura che sospinge l’espansione accelerata dell’universo.



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