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2011/ Il bilancio di un decennio tra Nobel, Lhc, missioni spaziali, Dna e staminali

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Un tratto del tunnel dell’acceleratore LHC (Foto Ansa)  Un tratto del tunnel dell’acceleratore LHC (Foto Ansa)

E non possiamo ignorare la matematica, che ha visto tra i suoi risultati la soluzione di uno degli enigmi più complessi della storia: la Congettura di Poincaré, dimostrata nel 2003 dal russo Grigori Perelman con un procedimento che per essere esaminato ha richiesto agli altri matematici due anni di lavoro. La storia però è passata agli onori della cronaca più che per il suo contenuto scientifico per il fatto che Perelman ha rifiutato la medaglia Fields (una sorta di Nobel per la matematica assegnato ogni quattro anni) che nel 2006 non è stata quindi attribuita.

 

Quanto all’Italia, mentre proseguono senza rilevanti novità i cronici dibattiti sulla fuga dei cervelli e sull’insufficiente quota di risorse destinate alla ricerca, c’è da considerare che abbiamo portato a casa un Nobel per la fisica, a Riccardo Giacconi nel 2002, mezzo Nobel per la medicina, a Mario R. Capecchi nel 2007 (ma Capecchi vive in Usa da quando era bambino) e abbiamo subito lo scippo nel 2008 del Nobel per la fisica a Nicola Cabibbo, poi scomparso nell’agosto scorso.

 

Ora si apre il secondo decennio del secolo, ancora una volta col suo contorno di progetti, di promesse e anche di timori. Ma per non caricare gli scienziati di troppe aspettative forse sarà bene riflettere su questa affermazioni di un grande studioso di storia della scienza, il benedettino Stanley Jaki, vincitore del Premio Templeton 1987 e scomparso nell’aprile 2009: «Scienza e tecnologia non possono automaticamente assicurare né il progresso, né la stabilità nel mondo... Scienza e tecnologia possono soltanto assicurare al genere umano i mezzi necessari per fare certe cose. Ma non forniscono né gli scopi, né la determinazione, né la buona volontà. Tutto ciò esula dalle preoccupazioni della scienza».



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