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NEUROSCIENZE/ Linguaggio: la misteriosa nascita delle parole nel cervello umano

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Con questa premessa, il risultato di un recente esperimento condotto nei laboratori alla Carnegie Mellon University della Pennsylvania assume una centralità davvero rilevante. I ricercatori sono riusciti a scomporre in fattori, per così dire, il significato di alcune parole semplici, come quelle che riguardano parti del corpo, frutta, parti di edifici, insetti, ecc: ciascun nome era associato alla combinazione unica di questi fattori primi. I fattori primi, come ad esempio “manipolabile”, “commestibile”, “utilizzabile come copertura”, venivano a loro volta associati a reti neurali specifiche del cervello, tramite misure ottenute con metodi di neurommagine (in particolare, con la risonanza magnetica funzionale). Il risultato principale è che, il percorso poteva essere costruito, per così dire, alla rovescia: semplicemente facendo pensare un nome ai soggetti durante una sessione di rilevazione dell’attività cerebrale si riusciva a capire quale nome avevano pensato sulla base delle reti neuronali attivate. Senza dubbio un risultato molto importante. Quanto importante?

Qui si aprono due questioni decisive, sia per la ricerca dei fondamenti biologici del linguaggio, sia per la linguistica contemporanea; due questioni distinte ma non scorrelate, iniziamo dalla seconda. Nella storia della linguistica del Novecento ci sono stati molti tentativi di scomporre in fattori primi tutte le parole possibili di una data lingua: dalla glossematica alla semantica generativa, questo miraggio è stato perseguito con grandissimi sforzi. In realtà, i risultati sono deludenti: nessuno è mai riuscito a trovare una “tavola periodica” dei significati: una classificazione cioè di tutte le parole a partire dalla combinazione di significati semplici. Certo, si può distinguere gattino da galassia, sulla base di combinazione di tratti minimi come [± vivente], [± giovane], [± visibile], ecc. ma la possibilità di ricostruire tutto il lessico di una lingua, con parole come deduzione, amore o giudizio o addirittura come forse, se, o il sembra ormai una chimera irraggiungibile. Studi come quello presentato riaprono su base neuropsicologica, almeno parzialmente, la strada per questo programma di ricerca su basi completamente nuove: non più fattori primi arbitrari e studiati sulla base dell’introspezione, della capacità cioè di distinguere coscientemente i significati, ma sulla base delle reazioni neuropsicologiche, inconsapevoli e universali dei parlanti.

 

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