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NUCLEARE/ L’esperto: vi spiego tutti i rischi legati alle centrali e come difendersi da un terremoto…

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Le principali considerazioni riguardano l’idrologia e le risorse idriche del territorio, gli aspetti sismici, geologici, la densità di popolazione, i fattori socioeconomici, la distanza da infrastrutture critiche quali, ad esempio, aeroporti piuttosto che grandi snodi ferroviari o autostradali. Ovviamente la lontananza da strutture come ospedali o alberghi. Ultimi, ma non meno importanti, sono i criteri relativi al valore paesaggistico, architettonico e storico di un determinato sito. Questi certamente non sono tutti i criteri, ma sono i principali.

 

Lei parlava di differenze nei criteri di selezione di siti nucleari fra una nazione e l’altra. Che cosa intende?

 

Semplicemente che ogni nazione ha alcune proprie caratteristiche geofisiche specifiche. Ma è più chiaro con un esempio. Prendiamo due paesi come Francia e Giappone. Nel primo, vista la quasi totale assenza di fenomeni sismici di una certa rilevanza, non sono state previste esclusioni di alcun tipo nei criteri di costruzione sotto il versante sismico. Lo stesso dicasi per il Giappone, sebbene quest’ultimo sia un paese a grandissima attività sismica. Come si spiega questa coincidenza di opposti? Col fatto che il Giappone ha così tanti terremoti che risulta inutile porre un criterio di sismicità o meno in un sito. Ovviamente la modalità di costruzione sarà incentrata su un’attenzione particolare alla struttura antisismica della centrale.

 

Un criterio che pare funzionare, non è così?

 

Altroché. A questo proposito mi permetto di fare una notazione. Nel luglio del 2007, nei pressi della più grande centrale nucleare del mondo, quella di Kashiwazaki-Kariwa, in Giappone, (dove ci sono 7 reattori sullo stesso sito per una centrale da quasi 8.000 megawatt) si ebbe una terribile scossa sismica il cui livello superò di gran lunga i criteri di progetto. Ma questi ultimi erano stati elaborati in modo talmente severo da dimostrarsi ben superiori rispetto al livello di protezione stimato. Risultato fu che le uniche vittime furono causate dal crollo, purtroppo, delle abitazioni nelle zone residenziali circostanti.

 

Poniamoci però in una previsione pessimistica: nel caso in cui un terremoto dovesse provocare danni, quali passaggi di rottura dovrebbero avvenire prima di una fuga di radiazioni?

 

Per avere danni come quelli registrati a Chernobyl il sisma dovrebbe essere capace non solo di distruggere la centrale, il contenitore principale, il contenitore interno, ma anche di danneggiare tutti i sistemi di sicurezza, che sono ridondanti, sono multipli. Oltre a ciò dovrebbe danneggiare il recipiente principale a pressione e infine anche il combustibile. Tutto ciò ha una probabilità di accadimento inferiore a quella che un meteorite si schianti sulla terra e porti alla nostra estinzione. Direi dunque che la probabilità è molto molto remota. Consideriamo i i rischi che ci accolliamo quotidianamente: chi usa l’auto per lavoro ha una frequenza di incidente mortale, o comunque grave, che è 10.000 volte superiore alla probabilità di morire per un incidente nucleare.

 

Lei ha citato Chernobyl, un incidente di quella tipologia può riaccadere?

 

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COMMENTI
12/02/2010 - centrali (radogna michele)

Vorrei chiedere al professor Ricotti, da assoluto ignorante nella materia del nucleare come sono,ma se costruiamo le centrali nucleari di terza generazione quando saranno pronte quelle di quarta dobbiamo rifare tutto da capo?