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NUCLEARE/ L’esperto: vi spiego tutti i rischi legati alle centrali e come difendersi da un terremoto…

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Assolutamente no. Tutti i reattori occidentali, sia nuovi sia vecchi, hanno oggi un contenitore di sicurezza, se non addirittura un doppio contenitore, imparagonabile a quello di Chernobyl. Ma ancora prima di Chernobyl i criteri di costruzione occidentali erano assai più sicuri di quelli sovietici. Basti pensare all’incidente di Three Mile Island, del 1979. In quell’occasione avvenne un disguido analogo a quello di Chernobyl, ma a differenza del sito ucraino il contenitore di sicurezza non fece fuoriuscire la minima radiazione.

 

Veniamo a un altro spinoso problema, quello delle scorie radioattive. Come avviene la gestione di queste ultime?

 

Le scorie sono fondamentalmente di due tipi: quelle ad alta radiattività o a bassa radioattività ma che decadono in migliaia di anni. Questo primo gruppo rappresenta le scorie davvero pericolose. L’altro gruppo è rappresentato da scorie di bassa radioattività, che decadono in circa un secolo o due. Diciamo che il 90 per cento dei rifiuti è fortunatamente di questo secondo tipo. Solo il 10 per cento rappresenta un rifiuto davvero pericoloso.

 

Con quali criteri vengono smaltiti?

 

Oggi ci sono due scuole di pensiero. Alcuni Paesi hanno deciso di dotarsi di depositi geologici profondi definitivi. Questo comporta lo scavare dei cunicoli a 500 metri nella roccia dove per migliaia di anni non è giunta acqua e stoccarli lì sotto per sempre. Altri Paesi invece preferiscono non dotarsi ancora di questa soluzione definitiva e realizzare depositi superficiali aspettando lo sviluppo tecnologico dei reattori di quarta generazione, che produrranno assai meno scorie.

 

E fin qui abbiamo affrontato i pericoli legati a fattori ambientali. Quali protezioni offre invece una centrale nucleare da eventuali attacchi terroristici?

 

Ci basti sapere che il controllo del territorio nei pressi di un sito nucleare si trova in altre attività critiche umane. È il maggiore che esista. Trovo perciò assai remota la possibilità che un terrorista prenda di mira le centrali nucleari di un Paese quando ha a disposizione, sfortunatamente, molti altri luoghi critici assai più facilmente raggiungibili. Nel caso comunque che il nostro terrorista si ostinasse ad attaccare una centrale dovrebbe condurre un’operazione lunghissima e che richiederebbe conoscenze e competenze davvero elaborate. Il tutto dopo aver abilmente eluso la vigilanza. Insomma è più probabile che ciò avvenga in un telefilm piuttosto che nella realtà.

 

E se ci si “limitasse” a dirottare un aereo e a dirigerlo contro un impianto?

 

I contenitori dei reattori di nuova generazione sono previsti per resistere anche alla caduta di aerei di linea. Dirò di più: per i vecchi reattori il contenitore esterno venne progettato per resistere alla caduta di aerei militari.

 

Un’ultima domanda: quali sarebbero le prime misure d’emergenza se, nonostante tutte le precauzioni descritte, fuoriuscisse materiale radioattivo da una centrale nucleare?

 

Per ogni reattore nucleare come per tutte le numerosissime aziende industriali ad alto rischio sono previsti dei piani di emergenza che vanno dal rimanere in casa con le finestre chiuse per un certo intervallo di tempo all’assunzione di pastiglie allo iodio per evitare che le radiazioni possano compromettere la tiroide. Inoltre vengono continuamente studiati ed elaborati dei piani d’emergenza specifici ad hoc per minimizzare e ridurre, se non addirittura escludere, le dosi di radiazione improprie alla popolazione.



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
12/02/2010 - centrali (radogna michele)

Vorrei chiedere al professor Ricotti, da assoluto ignorante nella materia del nucleare come sono,ma se costruiamo le centrali nucleari di terza generazione quando saranno pronte quelle di quarta dobbiamo rifare tutto da capo?