BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

INTERNET/ Il Nobel al web può aspettare, l’educazione no

Pubblicazione:

milanoinformaticaR375_15set08.jpg

 

 

Ci sono stati segnali contraddittori in questi primi mesi del 2010 nella galassia Internet: c’è chi ha candidato Internet al prossimo Nobel per la Pace (come il mensile Wired di gennaio); chi ha denunciato l’avvio di una nuova fase di attività degli hacker, non più fatta dell’azione di nerds isolati ma organizzata in truppe specializzate a servizio di Stati-canaglia (lo hanno segnalato con preoccupazione gli esperti di cyberattack al forum Economico di Davos). Ne parliamo con Andrea Tomasi, docente presso il Dipartimento di Ingegneria dell' Informazione dell’Università di Pisa.

 

Lo strumento ha forse superato i suoi confini e promette quello che non può dare?

 

La "rete", proprio in forza delle tecnologie con cui è costruita, è un canale di comunicazione multipolare, che non ha un luogo di controllo centralizzato. Questa sua caratteristica la rende capace di crescere quasi indefinitamente raggiungendo miliardi di persone in ogni angolo della terra, e consente la circolazione di informazioni in modo praticamente incontrollabile. I controlli possibili sono infatti tecnicamente difficoltosi e in pratica inutili, dato che i messaggi possono "viaggiare" con una molteplicità di copie inviate da una pluralità di fonti differenti (dislocate su server anche geograficamente assai distanti tra loro, in Paesi o in continenti diversi). Per questo è allo stesso tempo strumento per diffondere voci libere, in dissenso a poteri autoritari, e "terra di nessuno", aperta a incursioni di "pirati tecnologici".

 

Finora la risposta agli attacchi è stata di tipo tecnologico

 

Sì, la risposta tecnologica è stata di potenziare gli strumenti di protezione delle informazioni e di sicurezza delle comunicazioni (con "barriere tecnologiche" e l'uso di cifratura e chiavi di sicurezza). Oltre a osservare che tali tecniche sono "armi a doppio taglio", perché possono favorire allo stesso tempo usi legali e usi illegali della rete (si pensi alle frodi telematiche e al trasferimento di denaro proveniente da traffici illeciti), forse è il momento di porsi con serietà il problema di una autorità sovranazionale che disciplini l'uso della rete e aprire un dibattito che faccia maturare un uso meno anarchico e ideologico delle potenzialità della rete, per valorizzarne gli aspetti positivi e cercare di confinarne quelli dannosi.

 

Cosa ne pensa della definizione del professor Veronesi (sempre su Wired) del "web come lingua universale della scienza"?

 

CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >