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OTTICA/ Un consiglio: prima di Avatar in 3D guardatevi i dipinti di Raffaello

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La differenza di comportamento tra la percezione di una vera immagine tridimensionale, come quelle che la realtà continuamente ci ripropone, e un’immagine tridimensionale “fittizia” ripropone all’attenzione un dibattito che è in realtà molto antico, dato che risale all’invenzione della prospettiva da parte dei pittori. Il grande artista ha sempre saputo che l’osservatore di un’opera pittorica mette in azione fenomeni visivi diversi da quelli che entrano in moto nell’osservazione della realtà. Un classico esempio è la Scuola di Atene, notissimo affresco di Raffaello. L’opera creò un dibattito a cui partecipò anche il grande storico dell’arte Ernst Gombrich. Si tratta infatti di un dipinto a evidente prospettiva centrale in cui alcuni personaggi sulla destra tengono in mano delle sfere. Per i puristi della prospettiva questo era un errore dato che le sfere, per essere rappresentate in pieno accordo con la costruzione geometrica, dovevano avere forma ovale. Gombrich sosteneva che Raffaello utilizzava una “tolleranza” del nostro sistema visivo e affermava il diritto di emozionarsi di fronte alla Scuola di Atene senza «lamentarsi che le sfere non erano state rappresentate a forma di uovo».

 

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