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DISASTRO LAMBRO/ L’esperto: troppo petrolio e poca acqua, pulire il fiume è un’impresa

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Il Lambro era senz’altro uno dei siti sottostante alla direttiva Seveso e quindi avrebbe dovuto essere tutto sotto controllo. Ricordo che la direttiva conosciuta come “Seveso II” è indirizzata controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose: la direttiva ha introdotto nel campo di applicazione le sostanze ritenute pericolose per l'ambiente, in particolare le sostanze tossiche per l'acqua, e comprende numerosi requisiti riguardanti i sistemi di gestione della sicurezza, i piani di emergenza, l'assetto del territorio, il rafforzamento delle disposizioni relative alle ispezioni o all'informazione del pubblico. Devo pensare che evidentemente qualcosa non abbia funzionato a dovere. Lo stesso fatto che ci fosse un solo addetto attivo in quei momenti e in una situazione con un potenziale di pericolo così elevato, desta più di una perplessità.

 

Tra i numerosi casi di disastri del genere (grandi quantità di petrolio in mare), ce n’è qualcuno da additare come esempio in negativo o in positivo?

 

I grandi disastri di questo tipo, cioè di sversamenti in acqua di grandi quantitativi di petrolio o altre sostanze inquinanti oleose, sono avvenuti nei mari o negli Oceani e lì, come dicevo, la grande massa di acqua disponibile ha in qualche modo facilitato le operazioni di bonifica e il continuo movimento della circolazione acquatica ha accelerato anche le fasi di ripristino degli ecosistemi viventi. Nei laghi e fiumi invece le cose si complicano. Un esempio in negativo è il mar Caspio, che è un grande lago diventato praticamente un mare morto date le continue immissioni di petrolio dai grandi giacimenti di una delle aree più ricche di idrocarburi.



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