BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TERREMOTO CILE/ L'esperto: la chiave per difendersi è la reazione rapida. Nel mediterraneo? Non tutti siamo al sicuro...

Pubblicazione:

sri_lanka_tsunami_R375.jpg

 

«Allontanandosi dalla costa. Sembra banale, ma è solo questo che si può fare per contrapporsi a un fenomeno della natura di quella portata. Quello su cui bisogna lavorare è invece la comunicazione, l'interconnessione tra i soggetti in grado di gestire le emergenze e la tempestività nella reazione.

Proprio questo è mancato in quel caso. Per quanto riguarda lo tsunami che sta colpendo il Cile, i primi dati parlano di un'onda piuttosto bassa, i danni quindi possono essere limitati alle sole zone costiere, anche se localmente ingenti in termini economici, penso alle navi all'ormeggio nei porti e chiaramente ad eventuali bagnanti, in Cile è la stagione giusta, fortunatamente l'orario non era proprio quello di punta»

 

 

Come mai non tutti i terremoti generano uno tsunami?

 

«I terremoti sono fenomeni molto complessi e di tante tipologie, penso ai terremoti distensivi (si crea una spaccatura), compressivi (si crea un innalzamento) o trascorrenti (due strutture scivolano una rispetto all'altra) che sono caratteristiche che possono anche combinarsi creando un quadro molto complicato.

Empiricamente possiamo sicuramente dire che la magnitudo di un sisma in grado di generare uno tsunami è comunque piuttosto alta, diciamo oltre il settimo grado Richter per dare un riferimento, e l'epicentro deve essere localizzato in mare o nelle immediate vicinanze della costa.

Questo perchè la terra spostandosi trasferisce una grande quantità di energia all'acqua soprastante e questa comincia a spostarsi, ma non è automatico che lo tsunami generato sia grande e quindi che l'effetto sia poi devastante sulle coste vicine. Le ragioni esatte però per cui un terremoto crea uno tsunami e un altro invece non lo crea sono ancora oggetto di indagine scientifica»

 

 

Come mai?

 

«Anzitutto non è scontato che l'energia cinetica di un terremoto si scarichi sulla massa d'acqua soprastante in modo "adatto" a generare uno tsunami. I fattori in gioco su questo aspetto non sono ancora del tutto chiari.

Poi deve tenere presente che in mare l'onda di uno tsunami è molto bassa (qualche centimetro o decina di centimetri) ma si propaga a una velocità elevatissima in condizione di acqua profonda (circa quella di un jet supersonico), poi quando questa massa d'acqua in movimento si avvicina alla costa e si "scontra" con un fondale più basso rallenta e la massa d'acqua retrostante, premendo con violenza su quella che ha rallentato può creare onde anche molto alte.

Naturalmente l'interazione nella massa d'acqua è governata da diversi fattori morfologici delle coste e dei fondali (si alzano dolcemente o bruscamente? Ci sono disomogeneità sottomarine che incanalano i flussi in direzioni particolari? L'effetto sarà attutito o amplificato?) che si possono prevedere con modelli matematici a patto di avere una conoscenza dei fondali ad alta risoluzione che - per esempio in Europa - ancora non abbiamo in modo completo e sistematico, ma solo a macchia di leopardo».

 

 

Ma nel mediterraneo i rischi di tsunami sono praticamente nulli... 

 

CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER PROSEGUIRE LA LETTURA DELL'INTERVISTA SUL TERREMOTO E LO TSUNAMI IN CILE E SULL'ISOLA DI PASQUA



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >