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TERREMOTO CILE/ L'esperto: la chiave per difendersi è la reazione rapida. Nel mediterraneo? Non tutti siamo al sicuro...

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«No, affatto. Fatta salvo quello che le dicevo poco fa, anche nel mediterraneo c'è il rischio che si verifichino tsunami. In particolare i sismologi e noi sudiosi del fenomeno tsunami ci aspettiamo nei prossimi anni un evento di portata molto ampia nella zona dello stretto dei dardanelli.

Le conseguenze sarebbero potenzialmente devastanti, dal punto di vista sismico per Istanbul, e dal punto di vista del maremoto per la Grecia e la Turchia stessa. Fortunatamente per l'Italia siamo lontani e riparati appunto dalla Grecia orientale, ma l'evento potrebbe essere davvero catastrofico».

 

 

Maremoto?

 

«Sì, maremoto è sinonimo di tsunami, descrive esattamente lo stesso fenomeno, spesso il termine è impropriamente usato per descrivere i terremoti con epicentro in mare, ma non è corretto. Quelli sono appunto terremoti con epicentro in mare, il maremoto - o tsunami - è tutt'altro»

 

 

In Italia abbiamo assistito a polemiche feroci in occasione del terremoto de L'Aquila, che secondo alcuni era possibile prevedere tramite la "lettura" di alcuni precursori (il famoso Radon di Giampaolo Giuliani), mentre la comunità scientifica dice che questo fenomeno si può prevedere solo statisticamente.

Lei cosa ne pensa' E' così anche per gli tsunami?

 

«Ragionando scientificamente e cercando di semplificare la realtà traducendola in modelli stiamo cercando di individuare fenomeni anticipatori, ma per ora siamo ancora indietro. Non è affatto semplice. Diversi ricercatori hanno lavorato a un modello che riguarda la "lettura" di quanto avviene nell'atmosfera soprastante alla zona dove - a seguito di un sisma - può generarsi un maremoto.

Se pensiamo che lo tsunami è una massa d'acqua che si sposta a gran velocità seguendo il modello di propagazione dei suoni, è facile immaginare che nell'aria soprastante a un terremoto che generasse uno tsunami si verifichino fenomeni perturbazione dell’atmosfera direttamente collegati, con l'unica differenza che l'aria si sposta molto più  velocemente e noi potremmo anticipare la venuta dello tsunami, magari anche l'intensità e la direzione.

Purtroppo però l'impresa non ha dato i frutti sperati. Ora ci stiamo muovendo in una direzione diversa perchè, a livello anche teorico, sembra che si generi un’onda acustica che si propaga nella colonna d’acqua per cui se questa via è quella buona dovremo comunque aspettare del tempo per realizzare il primo prototipo di sensore»

 

 

E al momento come facciamo a prevedere o a registrare la nascita dello tsunami?

 

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