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TERREMOTO CILE/ L'esperto: la chiave per difendersi è la reazione rapida. Nel mediterraneo? Non tutti siamo al sicuro...

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«Le posso dire con orgoglio che il team di cui faccio parte e che coordino ha realizzato uno "tsunamometro" e messo a punto un sistema di rilevazione innovativo che stiamo sperimentando nel golfo di Cadice (in Spagna, sponda atlantica ndr).

I nostri sistemi sono molto innovativi perché permettono di rilevare l'origine degli tsunami anche se il sisma è prossimo alla costa. Normalmente (e così sono i sistemi di rilevazione americani) questi sono efficienti per terremoti che avvengono lontani dalle coste, mentre sono piuttosto inefficaci per quelli prossimi alla costa, quando invece sarebbe ancor più importante una informazione tempestiva».

 

 

E il suo team cosa sta sperimentando a Cadice?

 

 

«Nel golfo di Cadice stiamo tentando di sviluppare un sistema di warning sugli tsunami che riesca ad avvisare tempestivamente sull'insorgere di questo fenomeno vicino alle coste.

Normalmente purtroppo, oggi se uno tsunami si origina vicino a una costa lo si registra solamente quando l'onda si abbatte sulla terraferma. In nostro sistema sfrutta un sensore di profondità piazzato proprio nelle zone dove potenzialmente il sisma si potrebbe originare, collegato a una boa in grado di registrare lo spostamento collegato della massa d'acqua che è in comunicazione con un sistema satellitare di monitoraggio.

In questo modo riusciamo a comunicare tempestivamente l'insorgenza dello tsunami per poter prendere l'unica contromisura possibile dopo che questo si verifica: la fuga dalla costa. Per noi è importantissimo creare un sistema affidabile, perchè se non si riesce a evitare falsi allarmi la gente poi non è reattiva e l'avviso può perdere efficacia»

 

 

Una sfida imponente...

 

«Si, davvero complessa. Ma io e il mio staff abbiamo ottenuto un risultato - che proprio in questi giorni stiamo diffondendo nei giornali scientifici davvero interessante. Grazie alla dettagliatissima conoscenza della morfologia del golfo di Cadice in cui stiamo lavorando, siamo riusciti a inserire nei modelli di studio degli tsunami la variabile della comprimibilità del materiale adagiato sul fondale della zona di origine potenziale del sisma.

Studiandone le vibrazioni abbiamo scoperto un'onda a bassa frequenza che potremmo definire il "respiro" del terremoto monitorando il quale potremmo avere un campanello d'allarme istantaneo per rivelare gli tsunami. Sarebbe davvero la chiave di volta per poterli individuare con certezza»

 

 

Complimenti, un ennesimo caso di eccellenza della ricerca italiana. Qual è la situazione in Italia legata al monitoraggio degli tsunami?

 

«Siamo un po' agli inizi di un cammino piuttosto lungo e dispendioso, per ora i fondi arrivano soprattutto dall'Europa però sul consolidamento dell'esistente siamo piuttosto avanti: l'integrazione delle informazioni dell'INGV è davvero eccellente. Il sistema è efficientissimo, per quanto riguarda gli tsunami siamo ancora a livello di ricerca scientifica perché essendo un fenomeno raro nel mediterraneo l'Italia ha una politica di investimenti che convoglia fondi su altri progetti, noi riceviamo finanziamenti più che altro dall'Europa.

Certo gli studi che stiamo compiendo, puntuali su zone molto circoscritte di costa finalizzate a creare modelli teorici permetteranno di tenere conto delle conseguenze di questi fenomeni per ottimizzare le costruzioni di porti o strutture costiere».



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