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FISICA/ Ecco come gli scienziati hanno "placcato" la particella introvabile

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Ma l’equazione di Dirac non prevede solo l’esistenza del positrone. Nel 1930, il lavoro del giovane ricercatore attira rapidamente l'attenzione di altri scienziati, tra cui il fisico teorico austriaco Erwin Schroedinger. È lui che, controllando i conti di Dirac, suggerisce la possibilità che, in certe condizioni, una particella a spin semi-intero, libera (cioè non soggetta a forze esterne) possa compiere un cambio di movimento (Bewegung, in tedesco) estremamente rapido e improvviso (Zitter). La conclusione è lontana dai risultati della fisica classica, dove una particella modifica il proprio moto solo sotto l'azione di una forza, e richiede una conferma sperimentale.  Nel 1933 Dirac ha trentun anni e insieme a Schroedinger vince il premio Nobel «per la scoperta di nuove e produttive forme delle teorie riguardanti l’atomo». Nessuno dei due avrà l’occasione di vedere confermata l’esistenza dello Zitterbewegung.

Per capire le difficoltà incontrate dai ricercatori nel tentativo di far luce su questo particolare fenomeno basta fare un salto avanti di settanta anni e scoprire che il dibattito scientifico è ancora acceso e alcuni mettono ancora in dubbio l’esistenza stesso del fenomeno. Ci sarebbe bisogno almeno di una simulazione, ma il livello di complessità dei sistemi quantistici è spesso troppo elevato per un calcolatore. Lo aveva già predetto negli anni ’80 quel genio di Richard Feynman, suggerendo tuttavia un'altra possibile strada: perché non usare per queste "simulazioni" altri sistemi quantistici reali che sono accessibili sperimentalmente e controllabili?

 

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