lunedì 8 febbraio 2010
È sorprendente che la nostra mente possa elaborare teorie in grado di spiegare fenomeni naturali e al contempo che attraverso di essa ci sia concesso di prevederne di nuovi e inaspettati. Talvolta si arrivano a ipotizzare fenomeni così impensabili che sono necessari anni, o addirittura decenni, prima di avvicinarsi solamente alla possibilità di verificarli. La storia dello "Zitterbewegung" ne è un esempio e inizia circa ottanta anni fa: siamo sul finire degli anni ’20 e il luogo è il St. John's College di Cambridge. Un giovane inglese, laureatosi prima in ingegneria e poi in matematica, si appassiona alle due grandi scoperte che hanno travolto la fisica del ’900: la relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Non ha ancora trent’anni, molti lo descrivono come un tipo riservato, così timido da camminare spesso rasente ai muri, molto preciso e puntiglioso, soprattutto innamorato della perfezione della matematica. Si chiama Paul Dirac e nel giro di un paio di anni troverà il modo di coniugare queste due incredibili visioni della realtà, ottenendo un'equazione in grado di descrivere il comportamento quanto - meccanico di alcune particelle (dette a spin semi-intero, come gli elettroni) non trascurando i principi fondamentali della relatività speciale (la velocità della luce è finita ed è la massima velocità di trasmissione di informazioni nel vuoto). La meccanica quantistica pochi anni prima aveva già aperto un divario tra le teorie formulate e la percezione quotidiana del mondo fisico: com’è possibile che una particella possa occupare simultaneamente due posizioni distinte nello spazio? Il mix di meccanica quantistica e relatività speciale di Dirac suggerisce ipotesi ancor più esotiche. Nell'interpretare la sua stessa formula egli giunge a postulare l'esistenza di un’anti-particella, simmetrica all'elettrone, ma di carica opposta: il positrone. Inizialmente accolta come un'audace interpretazione di una formulazione matematica, questa nuova particella sarà osservata pochi anni dopo nello studio dei raggi cosmici, confermando le previsioni di Dirac. Oggi i positroni sono quotidianamente impiegati negli ospedali per ottenere immagini del corpo umano tramite la PET (Positron Emission Tomography). CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
È sorprendente che la nostra mente possa elaborare teorie in grado di spiegare fenomeni naturali e al contempo che attraverso di essa ci sia concesso di prevederne di nuovi e inaspettati. Talvolta si arrivano a ipotizzare fenomeni così impensabili che sono necessari anni, o addirittura decenni, prima di avvicinarsi solamente alla possibilità di verificarli.
La storia dello "Zitterbewegung" ne è un esempio e inizia circa ottanta anni fa: siamo sul finire degli anni ’20 e il luogo è il St. John's College di Cambridge. Un giovane inglese, laureatosi prima in ingegneria e poi in matematica, si appassiona alle due grandi scoperte che hanno travolto la fisica del ’900: la relatività di Einstein e la meccanica quantistica. Non ha ancora trent’anni, molti lo descrivono come un tipo riservato, così timido da camminare spesso rasente ai muri, molto preciso e puntiglioso, soprattutto innamorato della perfezione della matematica. Si chiama Paul Dirac e nel giro di un paio di anni troverà il modo di coniugare queste due incredibili visioni della realtà, ottenendo un'equazione in grado di descrivere il comportamento quanto - meccanico di alcune particelle (dette a spin semi-intero, come gli elettroni) non trascurando i principi fondamentali della relatività speciale (la velocità della luce è finita ed è la massima velocità di trasmissione di informazioni nel vuoto).
La meccanica quantistica pochi anni prima aveva già aperto un divario tra le teorie formulate e la percezione quotidiana del mondo fisico: com’è possibile che una particella possa occupare simultaneamente due posizioni distinte nello spazio? Il mix di meccanica quantistica e relatività speciale di Dirac suggerisce ipotesi ancor più esotiche. Nell'interpretare la sua stessa formula egli giunge a postulare l'esistenza di un’anti-particella, simmetrica all'elettrone, ma di carica opposta: il positrone. Inizialmente accolta come un'audace interpretazione di una formulazione matematica, questa nuova particella sarà osservata pochi anni dopo nello studio dei raggi cosmici, confermando le previsioni di Dirac. Oggi i positroni sono quotidianamente impiegati negli ospedali per ottenere immagini del corpo umano tramite la PET (Positron Emission Tomography).
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
12/03/2010 - 6.10 Scienze EVOLUZIONE/ Il darwinismo totalitario: se l'ispirazione poetica dipende dall'appendice sana...
11/03/2010 - 6.08 Scienze CLIMA/ L'esperto: l'inverno più lungo della storia è colpa dello "stratwarming"
10/03/2010 - 6.08 Scienze BIOSCIENZE/ Così abbiamo trovato il gene che "accende" i nostri muscoli
09/03/2010 - 6.09 Scienze GALILEO/ Se ancheTopolino non la racconta giusta sull'Eppur si muove!...
08/03/2010 - 6.09 Scienze FISICA/ 150 torri sottomarine "spiano" i neutrini partiti dal centro galattico
06/03/2010 - 8.13 Scienze OGM/ L’unica vittima della patata amflora è la verità
Tutte le Notizie di Scienze
22.20 Cronaca Sanita', stanziati 27 milioni per la prevenzione
22.08 Calcio e altri Sport Pallanuoto: la Coppa Italia va alla Pro Recco
22.03 Politica Par Condicio: Bossi, riavere talk show? non e' sta gran cosa
21.59 Calcio e altri Sport DIRETTA/ Milan - Chievo (0-0 p.t.) con traversa e gol annullato al Chievo: commenta la partita live in tempo reale (Serie A)
21.55 Calcio e altri Sport Sci di fondo: Cdm, norvegesi ancora dominatori a Oslo
21.28 Calcio e altri Sport Basket uomini: Seria A, continua l'assolo di Siena