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EVOLUZIONE/ Il darwinismo totalitario: se l'ispirazione poetica dipende dall'appendice sana...

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Sebbene la posizione di Popper sia stata criticata per essere un po’ eccessiva, essa giustamente ci ricorda che la scienza si sviluppa per approssimazioni successive e che le relativamente poche certezze assolute si trovano, per così dire, all’estrema periferia delle sue normali attività. Inoltre, nel caso dell’evoluzione siamo ben lontani dal possedere spiegazioni esaustive sullo sviluppo della vita sulla Terra, nonostante i passi da gigante compiuti dalla biologia nel secolo scorso.


A questo riguardo è importante riconoscere come molti scienziati siano arrivati a ritenere che, per spiegare l’evoluzione della vita sul pianeta, occorra invocare altri meccanismi: trasferimento genico, mutazione neutrale e retroelementi/trasposoni, per citarne solo alcuni. Le prove dell’esistenza di tali meccanismi fanno obiezione all’idea dell’insieme di “mutazioni” da cui la natura “seleziona” nuovi tipi emerga solo in modo casuale, per mezzo di mutazioni genetiche. Recentemente sono state fornite prove che certi fattori epigenetici (cioè, fattori non specificati dal DNA ma derivati invece dall’ambiente e dall’interazione dell’organismo con esso) possano essere ereditati, e questo suggerisce nuove visioni del meccanismo evolutivo.


Sviluppi come questo rimettono in discussione la supremazia della visione darwiniana, che propone di spiegare la speciazione solamente attraverso il duplice meccanismo di “mutazioni casuali e selezione naturale”. In breve, l’affermazione b) lascia ampio spazio alla riflessione, alla ricerca e al dibattito scientifico. L’affermazione c) abbandona completamente l’ambito scientifico. Non solo essa erroneamente considera l’affermazione b) un dato di fatto. In più, essa si fonda sull’assunto indiscusso che la vita umana possa essere ridotta interamente ai suoi componenti biologici.


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COMMENTI
26/03/2010 - Precisazione (l'intolleranza di chi commenta) (Fossà Simone)

Come appasionato di scienza, non posso rilevare (come già accade sul forum di Dawkins) l'arroganza di alcuni paladini scientisti, che non tollerano punti di vista diversi, spingendosi a rinfacciare, dal loro anonimato professionale, che gli scienziati firmatari dell'articolo, "non hanno idea di cosa siano questi meccanismi e forse dovrebbero informarsi meglio prima di scriverne". Lo stesso Dawkins, sicuramente più celebre come polemista antireligioso che come scienziato (solo un'ironia può definirlo "grande evoluzionista") è arrivato a convincersi e a voler convincere che persone come Copernico, Lemaitre o Mendel sarebbero stati costretti a prendere gli ordini religiosi (Dawkin, L'illusione di Dio), pur di non accettare che monaci e presbiteri cattolici abbiano potuto sconvolgere la scienza. Un altro esempio è la reazione scomposta che ha avuto dopo che il suo maestro, Antony Flew, si è convertito al deismo. "Il ricorso al soprannaturale è inaccettabile per uno scienziato poichè si tratta di una scorciatoia che stronca sul nascere ogni tentativo di comprendere i misteri della natura". Sbagliato. E' proprio la storia a dimostrare, da Galilei ad Einstein fino a Francis Collins, che è proprio l'idea del soprannaturale ad essere il motore della ricerca. Nei libri di Dawkins ci sarà anche la contemplazione alla natura ma io vedo soprattutto il tentativo di piegare ipotesi scientifiche a conclusioni metafisiche ed esistenziali, emarginandosi a posizioni minoritarie. Saluti.

 
18/03/2010 - PRECISAZIONI (l'autore dovrebbe informarsi meglio) (andrea altana)

Le definizioni dell'autore di evoluzione sono arbitrarie e del tutto fuorvianti: nessuno scienziato definirebbe mai l'evoluzione come "esauriente" spiegazione dell'origine della vita, e men che meno lo ha mai fatto il grande evoluzionista inglese Richard Dawkins che evidentemente l'autore ha letto con poca attenzione. Quando Dawkins parla di spiegazione "soddisfacente" lo fa contrapponendola alle spiegazioni insoddisfacenti che fanno ricorso al soprannaturale. Il ricorso al soprannaturale è infatti inaccettabile per uno scienziato poichè si tratta di una scorciatoia che stronca sul nascere ogni tentativo di comprendere i misteri della natura. Inoltre, se la teoria darwiniana fosse stata considerata "esauriente", non avremmo mai avuto la genetica, la biologia molecolare e tutti i progressi prodigiosi che la geniale intuizione darwiniana hanno reso possibili negli ultimi 150 anni. L'autore rilegga meglio l'opera di Dawkins e scoprirà pagine di struggente contemplazione della natura che davvero mal si adattano al personaggio ottuso e borioso che gli intellettuali vicini alla Chiesa si ostinano a tratteggiare. L'autore elenca inoltre una serie di meccanismi molecolari relativamente recenti, come la presenza di elementi trasponibili del genoma, che secondo lui metterebbero in crisi il dualismo darwiniano "mutazioni casuali e selezione naturale". Nulla di più falso, l'autore non ha idea di cosa siano questi meccanismi e forse dovrebbe informarsi meglio prima di scriverne.

RISPOSTA:

Gentile Sig. Altana, Non neghiamo che Dawkins abbia scritto pagine di struggente contemplazione della natura, ma è anche innegabile che la sua notorietà al grande pubblico, con la conseguente eco sulla stampa popolare, deriva dal suo porsi come campione di un certo filone interpretativo dell’opera di Darwin. Se è vero che Dawkins non usa il termine “esauriente spiegazione” (che non peraltro non gli attribuiamo) è anche vero che egli ritiene che l’evoluzione darwiniana (mutazioni, o meglio accumulo di mutazioni, e selezione naturale) rappresenti la spiegazione ultima dell’esistenza della vita. In quanto “ultimate explanation”, la selezione naturale di Darwin consolida la base razionale dell’ateismo: “Although atheism might have been logically tenable before Darwin, Darwin made it possible to be an intellectually fulfilled atheist”. Dawkins quindi ne trae le ultime conseguenze: ovvero, nella cosmica indifferenza la legge del più forte prevale anche tra gli uomini, c’è chi vince e c’è chi perde. Virtù come bontà, onestà, lealtà perdono di significato a meno che non siano in funzione del più atto a sopravvivere, del più forte. Questa è la visione del mondo presentata da Dawkins come diretta conseguenza della evoluzione darwiniana. Come scienziati, crediamo che affermazioni come questa (e quelle citate nell’articolo) rappresentino indebite “invasioni di campo”: il metodo scientifico, correttamente applicato, non porta a tali conclusioni (cioè, che l’evoluzione sia la spigazione del perché esistiamo). Come esseri umani, è evidente che certe affermazioni “del grande evoluzionista inglese Richard Dawkins” ci preoccupano. Crediamo anche che sia proprio l’arroganza di Dawkins e di quelli che la pensano come lui a stimolare controreazioni sproporzionate e scorrette contro il sano metodo scientifico, si tratti dell’ottuso intelligent design del creazionismo radicale, di certa medicina holistico/alternativa, del proliferare di sette, ecc. Per quanto riguarda i trasposoni/elementi trasponibili, la letteratura specialistica non sembra supportare la conclusione che “nulla è piu falso” che lo studio di questi elementi trasponibili abbia messo in crisi il sistema Darwiniano. Cordialità gli Autori

 
12/03/2010 - Rileggere S.J. Gould per vaccinarsi dagli "ismi" (Sergio Palazzi)

È triste pensare che dopo tanti secoli di cultura occidentale ci si debba ancora aggrappare alle rassicurazioni, o alle tifoserie, di qualche "ismo", tanto più in materia di scienza dove fra le poche cose quasi certe è che domani ne sapremo più di quel che ne sappiamo oggi, e che nemmeno la mente più elevata del passato può aver detto verità che non possano essere scalfite. Per fortuna, dalle nostre parti almeno il creazionismo caro a tanti ambienti protestanti nordamericani va poco di moda: ricordo un gustosissimo aneddoto di Stephen Jay Gould, che era stato invitato in Vaticano per un convegno sull'evoluzione, dove aveva dovuto rassicurare prelati cattolici di buon senso, preoccupati del fatto che l'idea di evoluzione venisse messa in dubbio! Rileggere le pagine scritte da quel grande bastian contrario della biologia, bestia nera tanto dei creazionisti quanto di chi ha fatto di Darwin e della sua (presunta) immagine un idolo intangibile, aiuta da un lato a riflettere su quello che dovrebbe essere un vero modo "laico" di affrontare la discussione scientifica, dall'altro è sempre un calice di sana ironia nel grigio del conformismo. E, tra l'altro, aiuta anche a conoscere meglio il povero Darwin, troppo strattonato di qua e di là dai tanti "isti" delle opposte tifoserie.