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EVOLUZIONE/ Il darwinismo totalitario: se l'ispirazione poetica dipende dall'appendice sana...

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Parlare di evoluzione negli Stati Uniti non vuol dire soltanto innescare accese polemiche tra gli opposti schieramenti pro e contro Darwin o pro e contro i cosiddetti creazionisti. C’è un modo di parlarne che tocca aspetti più sostanziali e che raggiunge quel livello di domande che tutti si pongono sulla natura e sull’ambiente che ci circonda che sembra strutturato proprio per ospitare noi esseri umani. E’ l’approccio sperimentato da un gruppo di scienziati che, riuniti nell’Associazione Euresis Usa, hanno realizzato la mostra The Earth, a Human Habitat, prendendo come riferimento l’analoga mostra presentata da Euresis al Meeting di Rimini del 2001 col titolo Una Terra per l’Uomo.


Il lavoro di preparazione dell’esposizione - avvenuta in occasione del New York Encounter nel gennaio scorso in una sala del Marriott in Time Square - e del relativo catalogo, ha prodotto una serie di riflessioni e di giudizi sul modo col quale l’argomento “evoluzione” arriva al grande pubblico (non solo americano) tramite i media. Quando si parla di evoluzione nei mass media, la parola è spesso usata per riferirsi a cose diverse. Persino i sostenitori della “evoluzione” non sempre intendono la stessa cosa con questo termine. Di conseguenza, vengono fatte affermazioni che hanno la pretesa di basarsi su fatti sebbene non siano state dimostrate scientificamente e addirittura, talvolta, non appartengano neppure all’ambito scientifico.


Ciò che comunemente si intende per evoluzione è non solo il processo in base al quale sono emerse molte specie diverse di esseri viventi (speciazione), ma anche il processo che ha dato origine alla vita stessa da materia inanimata. Charles Darwin è ampiamente riconosciuto come il padre fondatore dell’evoluzione, benché egli non abbia apportato nessun contributo sostanziale sull’evoluzione nel secondo senso. Darwin identifica i due principali meccanismi dell’evoluzione di nuove specie nelle mutazioni casuali e nella selezione naturale; nel XX secolo gli scienziati hanno studiato soprattutto i cambiamenti nel codice genetico di un organismo per spiegare, o forse specificare, la nozione di mutazioni casuali.


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COMMENTI
26/03/2010 - Precisazione (l'intolleranza di chi commenta) (Fossà Simone)

Come appasionato di scienza, non posso rilevare (come già accade sul forum di Dawkins) l'arroganza di alcuni paladini scientisti, che non tollerano punti di vista diversi, spingendosi a rinfacciare, dal loro anonimato professionale, che gli scienziati firmatari dell'articolo, "non hanno idea di cosa siano questi meccanismi e forse dovrebbero informarsi meglio prima di scriverne". Lo stesso Dawkins, sicuramente più celebre come polemista antireligioso che come scienziato (solo un'ironia può definirlo "grande evoluzionista") è arrivato a convincersi e a voler convincere che persone come Copernico, Lemaitre o Mendel sarebbero stati costretti a prendere gli ordini religiosi (Dawkin, L'illusione di Dio), pur di non accettare che monaci e presbiteri cattolici abbiano potuto sconvolgere la scienza. Un altro esempio è la reazione scomposta che ha avuto dopo che il suo maestro, Antony Flew, si è convertito al deismo. "Il ricorso al soprannaturale è inaccettabile per uno scienziato poichè si tratta di una scorciatoia che stronca sul nascere ogni tentativo di comprendere i misteri della natura". Sbagliato. E' proprio la storia a dimostrare, da Galilei ad Einstein fino a Francis Collins, che è proprio l'idea del soprannaturale ad essere il motore della ricerca. Nei libri di Dawkins ci sarà anche la contemplazione alla natura ma io vedo soprattutto il tentativo di piegare ipotesi scientifiche a conclusioni metafisiche ed esistenziali, emarginandosi a posizioni minoritarie. Saluti.

 
18/03/2010 - PRECISAZIONI (l'autore dovrebbe informarsi meglio) (andrea altana)

Le definizioni dell'autore di evoluzione sono arbitrarie e del tutto fuorvianti: nessuno scienziato definirebbe mai l'evoluzione come "esauriente" spiegazione dell'origine della vita, e men che meno lo ha mai fatto il grande evoluzionista inglese Richard Dawkins che evidentemente l'autore ha letto con poca attenzione. Quando Dawkins parla di spiegazione "soddisfacente" lo fa contrapponendola alle spiegazioni insoddisfacenti che fanno ricorso al soprannaturale. Il ricorso al soprannaturale è infatti inaccettabile per uno scienziato poichè si tratta di una scorciatoia che stronca sul nascere ogni tentativo di comprendere i misteri della natura. Inoltre, se la teoria darwiniana fosse stata considerata "esauriente", non avremmo mai avuto la genetica, la biologia molecolare e tutti i progressi prodigiosi che la geniale intuizione darwiniana hanno reso possibili negli ultimi 150 anni. L'autore rilegga meglio l'opera di Dawkins e scoprirà pagine di struggente contemplazione della natura che davvero mal si adattano al personaggio ottuso e borioso che gli intellettuali vicini alla Chiesa si ostinano a tratteggiare. L'autore elenca inoltre una serie di meccanismi molecolari relativamente recenti, come la presenza di elementi trasponibili del genoma, che secondo lui metterebbero in crisi il dualismo darwiniano "mutazioni casuali e selezione naturale". Nulla di più falso, l'autore non ha idea di cosa siano questi meccanismi e forse dovrebbe informarsi meglio prima di scriverne.

RISPOSTA:

Gentile Sig. Altana, Non neghiamo che Dawkins abbia scritto pagine di struggente contemplazione della natura, ma è anche innegabile che la sua notorietà al grande pubblico, con la conseguente eco sulla stampa popolare, deriva dal suo porsi come campione di un certo filone interpretativo dell’opera di Darwin. Se è vero che Dawkins non usa il termine “esauriente spiegazione” (che non peraltro non gli attribuiamo) è anche vero che egli ritiene che l’evoluzione darwiniana (mutazioni, o meglio accumulo di mutazioni, e selezione naturale) rappresenti la spiegazione ultima dell’esistenza della vita. In quanto “ultimate explanation”, la selezione naturale di Darwin consolida la base razionale dell’ateismo: “Although atheism might have been logically tenable before Darwin, Darwin made it possible to be an intellectually fulfilled atheist”. Dawkins quindi ne trae le ultime conseguenze: ovvero, nella cosmica indifferenza la legge del più forte prevale anche tra gli uomini, c’è chi vince e c’è chi perde. Virtù come bontà, onestà, lealtà perdono di significato a meno che non siano in funzione del più atto a sopravvivere, del più forte. Questa è la visione del mondo presentata da Dawkins come diretta conseguenza della evoluzione darwiniana. Come scienziati, crediamo che affermazioni come questa (e quelle citate nell’articolo) rappresentino indebite “invasioni di campo”: il metodo scientifico, correttamente applicato, non porta a tali conclusioni (cioè, che l’evoluzione sia la spigazione del perché esistiamo). Come esseri umani, è evidente che certe affermazioni “del grande evoluzionista inglese Richard Dawkins” ci preoccupano. Crediamo anche che sia proprio l’arroganza di Dawkins e di quelli che la pensano come lui a stimolare controreazioni sproporzionate e scorrette contro il sano metodo scientifico, si tratti dell’ottuso intelligent design del creazionismo radicale, di certa medicina holistico/alternativa, del proliferare di sette, ecc. Per quanto riguarda i trasposoni/elementi trasponibili, la letteratura specialistica non sembra supportare la conclusione che “nulla è piu falso” che lo studio di questi elementi trasponibili abbia messo in crisi il sistema Darwiniano. Cordialità gli Autori

 
12/03/2010 - Rileggere S.J. Gould per vaccinarsi dagli "ismi" (Sergio Palazzi)

È triste pensare che dopo tanti secoli di cultura occidentale ci si debba ancora aggrappare alle rassicurazioni, o alle tifoserie, di qualche "ismo", tanto più in materia di scienza dove fra le poche cose quasi certe è che domani ne sapremo più di quel che ne sappiamo oggi, e che nemmeno la mente più elevata del passato può aver detto verità che non possano essere scalfite. Per fortuna, dalle nostre parti almeno il creazionismo caro a tanti ambienti protestanti nordamericani va poco di moda: ricordo un gustosissimo aneddoto di Stephen Jay Gould, che era stato invitato in Vaticano per un convegno sull'evoluzione, dove aveva dovuto rassicurare prelati cattolici di buon senso, preoccupati del fatto che l'idea di evoluzione venisse messa in dubbio! Rileggere le pagine scritte da quel grande bastian contrario della biologia, bestia nera tanto dei creazionisti quanto di chi ha fatto di Darwin e della sua (presunta) immagine un idolo intangibile, aiuta da un lato a riflettere su quello che dovrebbe essere un vero modo "laico" di affrontare la discussione scientifica, dall'altro è sempre un calice di sana ironia nel grigio del conformismo. E, tra l'altro, aiuta anche a conoscere meglio il povero Darwin, troppo strattonato di qua e di là dai tanti "isti" delle opposte tifoserie.