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LUCE/ In arrivo le nuove lampadine: si potranno anche indossare

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L’architettura di un dispositivo tipo OLED, per esempio, è molto più complicata di quella precedentemente descritta e generalmente comprende molti più strati, ognuno ottimizzato per svolgere un compito ben preciso. Uno dei parametri fondamentali, ma sicuramente non il solo, per ottenere un dispositivo efficiente è rappresentato da quella che viene chiamata resa quantica del materiale elettroluminescente.

Questo parametro potrebbe essere definito come l’efficienza con cui il materiale emette luce in seguito a uno stimolo, che può essere di tipo luminoso o elettrico. Parte della mia tesi di dottorato è stata rivolta al design, alla preparazione e allo sviluppo di una nuova classe di composti chimici elettroluminescenti ma, che al tempo stesso mostrassero una elevata resa quantica, soprattutto allo stato solido.

Inoltre, questi nuovi materiali mostrano al tempo stesso un’ottima processabilità, il che li rende ancora più interessanti per la costruzione di dispositivi riducendo i costi di fabbricazione.

 

 

Come è stata condotta la sua ricerca e quali fattori hanno favorito il risultato positivo?

 

Durante la mia tesi di dottorato ho avuto la fortuna poter lavorare in stretta collaborazione con realtà estere, sia accademiche che industriali. Infatti, ho trascorso circa otto mesi nel gruppo di ricerca della professoressa Luisa De Cola, dell’Università di Muenster (Germania), presso il quale sono attualmente ricercatore post-doc, e il gruppo di ricerca della Ciba Inc./Basf, guidato dal dottor Andreas Hafner, dove ho trascorso sei mesi come borsista.

Sicuramente queste due esperienze sono state estremamente stimolanti dal punto di vista sia scientifico che umano. Ho avuto la possibilità di imparare nuove tecniche di misurazione, oltre progettare e sviluppare questi nuovi materiali e sono risultate fondamentali per il mio lavoro di ricerca.

 

 

Ci sono buone prospettive perché questi dispositivi possano produrre luce bianca?

 

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