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MEDICINA/ Le cause dell’obesità? Cercatele nella flora intestinale

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Lo studio, coordinato dal professor Andrew Gewirtz, è iniziato in maniera quasi fortuita. Studiando dei topi privi del gene per il recettore “tool-like 5” (TLR-5) si è visto che questi animali presentavano un peso del 20% superiore ai topi normali. Non solo, essi avevano alti livelli di trigliceridi, di colesterolo, di pressione sanguigna, elevati livelli di glucosio nel sangue e infine un’eccessiva produzione di insulina. Caratteristiche del tutto simili agli individui obesi.


In questo caso, il legame tra obesità e microrganismi della flora intestinale è da ricercarsi nel recettore “toll-like 5”. Esso è un recettore, presente nel topo cosi come nell’uomo, in grado di segnalare la presenza di eventuali microrganismi e quindi di regolarne la presenza all’interno dell’intestino. Somministrando ai topi privi del gene TLR-5 degli antibiotici in grado di eliminare una vasta gamma di microrganismi, i ricercatori hanno visto regredire tutti quei sintomi tipici dell’obesità del topo. Inoltre, come dimostrato in studi precedenti, i topi senza questo gene hanno mostrato una flora intestinale del tutto differente dai topi sani.


I risultati ottenuti da questa ricerca dimostrano per la prima volta come i microrganismi dell’intestino siano in grado di regolare l’appetito. Il passo successivo sarà quello di analizzare eventuali mutazioni nel gene TLR-5 in individui umani affetti da obesità e di stabilire attraverso quale meccanismo l’assenza di questo recettore possa influenzare l’appetito. In futuro sarà dunque lecito pensare che la lotta all’obesità passerà anche dall’analisi e dall’eventuale correzione della flora intestinale.

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