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GIORNATA DELL’ACQUA/ L'Italia rischia di rimanere a secco

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 Il 30% dell'acqua che entra nelle condotte idriche si perde per strada e non arriva nelle case. Il 40% dell'acqua per irrigazione (pari al 70% medio dei consumi totali) si perde lungo le tubazioni dalle sorgenti, dagli invasi alle prese e agli idranti. In tutto il Bacino del Mediterraneo, Italia compresa, nell'ultimo secolo si è verificata una diminuzione delle precipitazioni estive pari a circa il 20%, accompagnata da un aumento delle temperature di 1,5 °C.

 

 

La tutela quali-quantitativa dell'acqua passa attraverso le attività di monitoraggio e di controllo, dalle quali si possono ottenere dati e informazioni che costituiscono il patrimonio informativo, sullo stato e sugli impatti, determinati dalle pressioni e dai driver, al fine di predisporre le risposte, attraverso prescrizioni, leggi, piani e programmi, nonché interventi strutturali, quali strumenti di tutela.La Finanziaria 2008 (art. 1, comma 288), sulla base della Direttiva 2006/44/CE, ha disposto che dal 2009 il rilascio del permesso di costruire sia subordinato, oltre che alla certificazione energetica dell’edificio, anche alle “caratteristiche strutturali dell’immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche”.


La norma è piuttosto vaga e quindi, come troppo spesso accade, inapplicabile. Tuttavia alcune Regioni italiane hanno legiferato in modo ben più preciso, presupponendo due ipotesi di risparmio idrico: quello obbligatorio, previsto in caso di nuovi interventi, e quello volontario, in caso di opere con standard edilizi molto elevati, che possono perciò avere diritto ad agevolazioni urbanistiche e a contributi, in base a un punteggio in cui il recupero delle acque da pioggia ha un suo peso, insieme ad altri fattori (per esempio risparmio energetico, materiali ecocompatibili, ridotto inquinamento dell’ aria, eccetera).

 

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