BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EPIDEMIE/ Il fisico: così ho previsto dove avrebbe colpito il virus della febbre suina

Pubblicazione:

Vesp-1R375.jpg

Nel corso del 2009 abbiamo assistito alla pandemia di influenza A(H1N1) detta anche influenza suina. Il professor Alessandro Vespignani, docente all'Università dell'Indiana negli Stati Uniti e studioso di reti complesse, ha raggiunto grande notorietà negli Stati Uniti grazie alle sue previsioni sulla diffusione della pandemia. In questa intervista spiega ai lettori de IlSussidiario.net i risultati raggiunti.


Professor Vespignani, come è nato il suo interesse per le reti complesse e l’epidemiologia?


Ho iniziato la mia carriera come fisico della materia, interessandomi in particolare ai sistemi con molte particelle che interagiscono. Poi ho cominciato a studiare – in maniera molto teorica – processi di diffusione come le epidemie. La ragione per cui mi sono interessato alle reti complesse è che fondamentalmente tutti i processi epidemici avvengono su reti, come i nostri contatti fisici o le reti di trasporto, per cui le persone si muovono da un luogo all’altro trasmettendo la malattia o gli agenti patogeni.


Che utilità ha avuto la sua esperienza nella fisica della materia?


Credo che in questi problemi si vada sempre più verso un approccio interdisciplinare. La matematica dell’epidemiologia è molto sviluppata, ma l’idea è che venendo da un campo diverso uno possa portare delle idee innovative sia dal punto di vista tecnico, sia concettuale. Per esempio, abbiamo applicato alcune tecniche usate per la simulazione dei materiali o della turbolenza a fenomeni dove le “particelle” o gli agenti sono persone. Nello stesso modo anche concettualmente i fisici possono dare un contributo in campi in cui ci si confronta con tutta la complessità del sistema sociale. Infatti, quando abbiamo una pandemia ci troviamo di fronte a un fenomeno assolutamente globale, in cui ci sono sei miliardi di individui, eterogeneità a tutte le scale, ci sono reti di mobilità che vanno dalle poche ore dei movimenti dei pendolari a periodi molto più lunghi per viaggi intercontinentali. Tutto questo apre degli scenari di applicazione ed è quello che mi ha interessato: l’idea di entrare in problemi nuovi e portare una prospettiva diversa. Non sempre questa è un’operazione di successo: in alcuni casi funziona, in altri non funziona; bisogna essere molto umili, non arroganti, quando si entra in un campo che non è quello della tua formazione. In molti casi, poi, bisogna essere disposti a collaborare.


E nell’epidemiologia questa collaborazione c’è stata?

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CON LA FOTOGALLERY DELLA DIFFUSIONE PLANETARIA DI ALCUNE PANDEMIE, CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO
 



  PAG. SUCC. >