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EVOLUZIONE/ Ecco perché certe teorie non possono spiegare le ragioni dell'esistenza

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Non si può negare che il biologo evoluzionista inglese Richard Dawkins abbia scritto pagine di struggente contemplazione della natura, ma è anche innegabile che la sua notorietà derivi dal suo porsi come campione di un certo filone interpretativo dell’opera di Darwin. Vero è che Dawkins, come altri scienziati, non si permetterebbe mai di usare la parola “esaustiva spiegazione”, perché l’idea stessa di “esaustivo” bloccherebbe l’avanzamento di ogni scienza.


Infatti nell’articolo specifichiamo che le tre definizioni che abbiamo segnalato sono quelle implicitamente usate in letteratura non scientifica (e.g., riviste divulgative, giornali). Tornando a Dawkins è indubbia la sua autorità in materia di evoluzione, tuttavia ha scritto diversi libri (ad esempio Il gene egoista e L’orologiaio cieco) per dimostrare come l’evoluzione darwiniana (mutazioni, o meglio accumulo di mutazioni, e selezione naturale) sia la spiegazione ultima della esistenza stessa della vita.


Per esempio nelle ultime righe de L’orologiaio cieco Dawkins scrive «[...] slow, gradual, cumulative natural selection is the ultimate explanation for our existence». Come scienziati, crediamo che affermazioni come questa, e come quelle citate nell’articolo, rappresentino indebite “invasioni di campo”: il metodo scientifico, correttamente applicato, non porta a tali conclusioni (cioè, che l’evoluzione sia la spiegazione ultima del perché esistiamo).


Come esseri umani, è evidente che certe affermazioni di Dawkins ci preoccupano. Crediamo anche che sia proprio l’arroganza di Dawkins e di quelli che la pensano come lui a stimolare controreazioni sproporzionate e scorrette contro il sano metodo scientifico, si tratti del cosidetto “Intelligent Design”, dei creazionisti, di certa medicina olistico/alternativa, del proliferare di sette, ecc. Noi pensiamo che tutti e due i fronti, sia il fronte del “darwinismo estremo o radicale” che quello “creazionista”, sono ideologie che tentano di affermare un’idea sulla realtà, invece di stare alla realtà e di usare la ragione come capacità di coglierne tutti i fattori.


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