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CHIMICA/ L'arcobaleno nel Titanio: in mostra i colori tra scienza ed arte

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Una soluzione certamente efficace per “mettere in mostra” la chimica è quella di far leva sulla sua capacità di colorare le cose, trasformando superfici grigie come quelle della maggior parte dei metalli in sfavillanti oggetti che colpiscono il nostro sguardo in una varietà di gamme cromatiche. È la strada che hanno seguito i ricercatori dei Dipartimenti Chimici dell’Università degli Studi di Milano, curatori de La Chimica in Mostra – Mostra la Chimica, un’esposizione interattiva dedicata alle relazioni tra Chimica, Acqua, Ambiente ed Energia, sia nel quotidiano sia nelle applicazioni più innovative, con una vetrina appositamente allestita presso il foyer dello Spazio Oberdan e uno spazio per le scolaresche presso l’Acquario Civico.


Si tratta di uno degli appuntamenti di richiamo de L’avventura della scienza, organizzata della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e in pieno svolgimento a Milano in un susseguirsi di convegni, mostre, spettacoli, film e laboratori interattivi.


L’accostamento della chimica con le arti visive non è nuovo; ma per tanti secoli si è limitato a trattare la chimica (o i suoi analoghi prescientifici) in funzione di semplice fornitore dei materiali – i colori – sui quali poi si applicava la genialità dell’artista. In alcuni casi però il legame si è fatto più stretto e non solo strumentale: la chimica è entrata da protagonista fin dentro il processo stesso di realizzazione dell’opera d’arte. Come nel caso delle Titaniocromie di Pietro Pedeferri, già docente di elettrochimica al Politecnico milanese e scomparso pochi anni fa, del quale sono esposte alcune singolari opere scientifico-artistiche.


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