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SCOPERTA/ C'è una tossina che potrà curare le leucemie

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In generale non c’è un tumore specifico che viene trattato con la saporina. Può essere utilizzata per varie forme di tumore. Il nostro studio prevede l’utilizzo della saporina nella cura delle leucemie, ovvero nei tumori del sangue. Ciò avviene da circa vent’anni. Il nostro progetto è collegato all’attività di una fondazione no-profit, la “Leukaemia buster”, fondata da David e Bee Flavell che lavorano da anni in questo campo. Fondazione nata in un periodo in cui il figlio dei fondatori era affetto da leucemia.

 

Cosa contraddistingue la vostra ricerca rispetto alla classica chemioterapia tradizionale?

 

La nostra ricerca ha l’obbiettivo di unire la tossina a dei frammenti proteici. In questo modo, indirizzando la saporina o i suoi derivati in maniera specifica verso le cellule leucemiche, cerchiamo di evitare che la saporina vada ad agire anche sulle cellule sane.

 

In particolare che cosa avete sperimentato?

 

In passato l’approccio era quello di coniugare alla molecola di saporina dei frammenti proteici. Il tutto avveniva in vitro. Nel nostro lavoro abbiamo invece sperimentato un approccio alternativo. Questo prevede che non vi sia più una coniugazione di due differenti molecole ma che si produca una sola molecola in grado di contenere sia saporina che frammento proteico. Il grosso problema di questo approccio è che la produzione di questo genere di molecole è tossico anche per quei microrganismi che i ricercatori utilizzano per produrre la molecola. La nostra ricerca ha portato alla scoperta di un microrganismo, opportunamente modificato, in gradi di produrre la nostra molecola senza problemi di tossicità per l’organismo produttore. Abbiamo dunque trovato un sistema per produrre in maniera significativa molecole coniugate di saporina. Questo sistema è attualmente in attesa di approvazione per ottenere un brevetto a livello europeo.

 

Obbiettivi futuri?

 

Nel futuro abbiamo l’obbiettivo di portare la produzione di queste molecole a livelli consistenti. Successivamente fare tutti i test necessari per portare le molecole alla sperimentazione clinica.
 



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COMMENTI
26/03/2010 - Antitumorali Vegetali (Antonio Servadio)

Una relazione finalmente semplice, veritiera, senza quei trionfalismi o sparate mediatiche grottesche che provengono anche dai nomi di spicco. Pero', di estratti e prodotti con proprieta' antitumorali di origine vegetale ne esistono tanti, sarebbe interessante una panoramica su questo argomento, solitamente oscurato dall'ombra lunga dello scarso interesse commerciale (difficolta' di brevettazione per le multinazionali).