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OGM/ Se volessimo vederci chiaro: tutti i motivi per non temere la Super-Patata

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L’autorizzazione della patata Amflora è perciò un caso specifico e riguarda una modifica che volutamente non ha una valenza nutrizionale, ma è indirizzata ad usi quasi esclusivamente industriali (carta, colla, cosmetici, prodotti tessili, ecc.) perché elimina le lavorazioni necessarie per separare i due amidi presenti nelle patate, ovvero l’amilopectina, utile per questi usi, e l’amilosio che in questa patata GM non è presente, con ricadute positive in termini di costi, di risparmio energetico e di impatto ambientale.

 

La produzione di questa patata non andrà a creare un pericolo per le patate tradizionali, perché sarà coltivata a contratto in campi che dovranno essere isolati dagli altri campi di patate per garantirne la caratteristica ricercata. Per questo il ministro Zaia potrà anche evitare di ricorrere a contromisure per bloccare il pericolo su una nuova “linea del Piave”, tanto nessuno sarà così folle da stipulare contratti di coltivazione con i nostri agricoltori. Sicurezza dei suoli patri preservata o ennesima occasione perduta per il sistema produttivo nazionale?

 

Amflora, essendo proprietà di Basf, ha inoltre ridato fiato alle polemiche sul ruolo delle multinazionali e sulla titolarità del seme.

 

Carlin Petrini nel suo Decalogo pubblicato all’inizio di febbraio su L’Espresso, così sostiene (mi auguro per ignoranza): “Le coltivazioni Ogm snaturano il ruolo dell’agricoltore che da sempre migliora e seleziona le proprie sementi. Con le sementi Gm, invece, la multinazionale è la titolare del seme: ad essa l’agricoltore deve rivolgersi ad ogni nuova semina (poiché come tutti gli ibridi, in seconda generazione gli Ogm non danno buoni risultati) ed è proibito tentare miglioramenti se non si pagano costose royalties”. Questa affermazione è errata in tutte le sue parti:

a) la titolarità del seme nasce ben prima degli Ogm sulla base della Convenzione UPOV che tutela i costitutori di nuove varietà vegetali;

b) non tutti gli Ogm sono ibridi;

c) la quasi totalità degli agricoltori dei paesi sviluppati ormai da decenni ha abbandonato la pratica della risemina, non perché costretti dalle multinazionali (vi figurate un farmer americano disposto subire imposizioni del genere?), ma sulla base di considerazioni economiche, infatti il seme certificato (privo di virosi ad es.) acquistato ogni anno garantisce molto di più sia la quantità (la capacità di germinare tende al 100%) che la qualità della produzione; nei paesi più poveri, invece, la pratica della risemina persiste spesso proprio per l’assenza di un mercato delle sementi e ciò può essere una delle concause della limitata produttività dell’agricoltura di questi paesi;

d) in Europa è consentito all’agricoltore che ha acquistato semi Gm coperti da brevetto riseminare sul proprio terreno parte del raccolto, se vuole (e se ne è capace) può quindi “migliorarlo”, l’unica cosa che non può fare è rivenderlo a terzi come semente.

 

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