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OGM/ Se volessimo vederci chiaro: tutti i motivi per non temere la Super-Patata

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Non solo: è falso asserire che gli Ogm siano controllati esclusivamente dalla ricerca privata, infatti esistono già piante autorizzate alla coltivazione frutto della ricerca pubblica negli USA (la papaia e il susino resistenti a virosi), in Canada (lino), in Cina (cotone, pioppo, riso, ecc.), altre sono in fase di autorizzazione o di avanzato sviluppo, quasi tutte si caratterizzano per modifiche genetiche che mirano a risolvere problemi specifici in differenti sistemi agroecologici. Alla fine degli anni novanta la nostra bistrattata ricerca pubblica era molto avanti e aveva già realizzato, tra l’altro, una melanzana senza semi e il pomodoro San Marzano resistente alle virosi, che combinati potrebbero essere un risultato ideale per chi soffre di diverticoli e ama la “parmigiana”.

 

La moratoria Ue, unitamente agli elevati costi per l’autorizzazione, hanno relegato nel cassetto questi risultati, così che continuiamo a consumare pomodori San Marzano “simil-tarocchi” (quasi tutti di origine olandese), mentre anche diverse ricerche mirate a ridurre l’utilizzo di pesticidi nei frutteti e nei vigneti sono di fatto state bloccate, perché non più finanziate o per l’impossibilità a condurre prove sperimentali in campo.

 

In questo modo, in Europa volendo combattere le multinazionali le abbiamo in realtà parzialmente favorite: se da un lato non ci vendono semi geneticamente modificati di mais (salvo in Spagna) o di soia, ma continuano comunque a venderci quelli tradizionali e gli insetticidi che sarebbero inutili con gli Ogm, dall’altro hanno preservato il fiorente business degli antiparassitari per frutteti e vigneti che poteva subire un discreto ridimensionamento grazie ai risultati della ricerca pubblica.

 

A livello italiano, tuttavia, le argomentazioni riguardo alla sicurezza degli Ogm e al potere delle multinazionali sono scese in secondo piano, mentre tendono a prevalere quelle relative alla preservazione della biodiversità e alla tutela dei prodotti tipici e del sistema agroalimentare nazionale.

 

Questo perché tali argomentazioni perdono di peso se si considera che la produzione e il consumo di piante Gm sono in costante crescita ormai da quindici anni, tanto che nel 2009 circa 14 milioni di agricoltori e piccoli contadini hanno coltivato 134 milioni di ettari (una superficie agricola pari a dieci volte quella italiana), senza aver dato problemi di sicurezza alimentare o ambientale, ma anzi riducendo in modo sostanziale l’impiego di insetticidi in particolare in India e in Cina per la coltivazione del cotone.

 

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