BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

OGM/ Se volessimo vederci chiaro: tutti i motivi per non temere la Super-Patata

Pubblicazione:

patate_R375.jpg

 

Sul tema della biodiversità ancora Carlin Petrini così afferma nel suo Decalogo: “Le colture Gm impoveriscono la biodiversità perché hanno bisogno di grandi superfici e di un sistema monoculturale intensivo. Se si coltiva un solo tipo di mais, si avrà una riduzione dei sapori e dei saperi”.

 

Il fondatore di SlowFood forse ignora che gran parte delle attuali colture Gm viene coltivata in appezzamenti molto inferiori ad un ettaro (cotone in Cina, India, Sud Africa, ecc.; papaia nelle Hawaii), che le piante Gm presentano diverse caratteristiche e finalità e che ogni singolo evento di modifica genetica non viene inserito solo in una singola varietà o su un unico ibrido di mais, ma su molteplici varietà adatte alle differenti condizioni pedoclimatiche e di durata del periodo vegetativo, nonché rispondenti a svariate destinazioni d’uso e di consumo.

 

A questo riguardo il famoso “Golden Rice”, il riso arricchito di provitamina A e di ferro, non è ancora coltivato, perché si sta procedendo a trasferire la modifica genetica in una serie di varietà locali asiatiche allo scopo di preservare la specifica identità del prodotto abitualmente consumato dalle diverse popolazioni.

 

In chi scrive desta poi un po’ di stupore riandare indietro nel tempo a quando, negli anni novanta e fino all’inizio del nuovo millennio, la Politica Agricola Comunitaria applicava un regime di sovvenzione alla coltivazione dei seminativi che, di fatto, incentivava attraverso premi consistenti la monocoltura del mais nella pianura padana, ma non ricordare alcuna presa di posizione contraria in nome della tutela della biodiversità da parte di molti degli attuali oppositori degli Ogm.

 

Ma il vero tema cruciale a livello italiano è quello della salvaguardia dell’identità della produzione nazionale e, in particolare, dei prodotti tipici che sicuramente caratterizzano il nostro sistema agroalimentare. A questo riguardo è opportuno fare riferimento a qualche cifra: la quota dei prodotti Dop-Igp e dei vini di qualità è stimabile pari al 10% della produzione agricola, al 5,5% dei consumi alimentari e al 15% delle esportazioni; il 90% dei prodotti Dop-Igp è costituito da formaggi e prodotti a base di carne e il 60% da solo 4 prodotti (Parmigiano-Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma e Prosciutto di San Daniele).

 

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO SULLA SUPER-PATATA OGM, CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >