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FISICA/ 150 torri sottomarine "spiano" i neutrini partiti dal centro galattico

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Si sono proprio da poco concluse le operazione tecniche che hanno portato all’installazione di una torre alta 600 metri che è ora ancorata a duemila metri di profondità al largo della Sicilia: è il primo passo verso la costruzione del telescopio sottomarino KM3 che osserverà i neutrini. «Questa notevole altezza - spiega Migneco - è necessaria poiché i neutrini sono difficili da osservare. Utilizzando quindi un mezzo che occupa un chilometro cubo, le probabilità di osservarli sono nettamente maggiori».


La struttura di NEMO è tenuta in posizione verticale da una boa di superficie; sulla torre si trovano 80 sensori che hanno il compito principale di fotografare i lampi prodotti dai neutrini di altissima energia nei processi di interazione con l’acqua. Gli 80 sensori identificheranno i neutrini registrando i piccoli lampi causati da particelle (i muoni) generate dall’impatto dei neutrini con l’acqua.

 

 

Grazie al successo delle operazioni di posa e apertura della torre NEMO, una struttura completamente equipaggiata sarà presto installata a 3500 metri di profondità presso la stazione sottomarina di Capo Passero. «

 

La scelta di Capo Passero - spiega Migneco - è dovuta fondamentalmente a due motivi: il primo perché questa zona del Mediterraneo è un’area pianeggiante e priva di elementi di disturbo del segnale quali le bioluminescenze prodotte dagli organismi che popolano le acque; secondo perché per studiare la nostra galassia, è necessario un rilevatore posto nell’emisfero nord, in grado di rilevare i neutrini provenienti da sud». Per escludere eventuali danni che l’ambiente marino può causare, prima di installare la torre sono stati effettuati test con prototipi lasciati per alcuni anni in mare.


Il telescopio KM3 sarà installato ad alta profondità nel Mediterraneo e a posa completata in circa quattro anni raccoglierà tutti i dati necessari al progetto. Essendo composto da ben 150 torri (come quella installata ora), la raccolta di dati inizierà ora e diverrà sempre più dettagliata con l’aggiungersi dei diversi moduli. In particolare, il telescopio vedrà il Centro Galattico e una frazione importante del Piano Galattico in cui sono state individuate numerose sorgenti come possibili candidati per l’emissione di neutrini di alta energia. «L’utilizzo di questa tecnologia - conclude Migneco – permetterà il monitoraggio di molti altri parametri utili alla ricerca non solo dei neutrini. Infatti monitorerà dati sismologici, oceanografici e geofisici».

 

(di Daniele Banfi)



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