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CLIMA/ Cosa ci aspetta in Italia? Meno piogge e più ondate di calore

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Si parla tanto dei cambiamenti climatici a livello globale: ma se volessimo trasferire il discorso su scala nazionale e se volessimo farlo in modo documentato, basato sui dati e non su un semplice copia e incolla dei proclami dei guru ambientalisti, troveremmo le fonti adeguate? Da oggi sì; almeno così sembra ad un primo esame del lavoro svolto da due dei più affermati studiosi del problema come Sergio Castellari e Vincenzo Artale: il primo è un fisico dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e del Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC); il secondo anche lui fisico, capo dell’unità di modellistica oceanografica dell’Enea.


La loro opera documentale è contenuta in un corposo volume appena pubblicato: I cambiamenti climatici in Italia: evidenze, vulnerabilità e impatti. Un’opera che, come ci hanno detto gli autori, si distingue per «l'approccio che, per la prima volta nel nostro Paese, ha coinvolto i massimi esperti della comunità scientifica italiana che svolgono ricerche sui diversi aspetti del clima. La realizzazione del libro è frutto di un metodo di controllo dei contenuti come si fa generalmente negli articoli scientifici sottoposti al “peer review”, che ha richiesto oltre due anni di lavoro e testimonianza l'esistenza in Italia di una comunità di eccellenze scientifiche che da anni lavorano sui temi connessi ai cambiamenti climatici, contribuiscono a progetti internazionali».


L’iniziativa editoriale, peraltro, è nata nell’ambito del CMCC, un consorzio di enti di ricerca, università e fondazioni, che ha come finalità lo sviluppo e la realizzazione di attività di ricerca nel campo della variabilità climatica naturale e antropogenica, le sue cause e le sue conseguenze tramite la stima degli impatti su vari sistemi e settori, con una speciale enfasi sull’area mediterranea.

 

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