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AMICI ANIMALI/ Attenti, il vostro gatto è un assassino...

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Un tema ricorrente nel comportamento animale è l’aggressività di alcune specie verso l’uomo. Aggressività che spesso ha causato la morte. Per comprendere il significato di certi comportamenti dovuti anche alla mancanza di libertà, abbiamo intervistato la dottoressa Monica Oldani, psicobiologa presso l’Università degli Studi di Milano e l’università olandese di Utrecht.

 

 

Dottoressa Oldani, come è possibile spiegare questi fatti?


Per poter spiegare l'evento specifico occorrerebbe avere osservato nei dettaglio lo svolgimento dei fatti e avere una buona conoscenza del comportamento precedente dell'animale in questione. In primo luogo per essere in grado di dare un'interpretazione corretta della motivazione sottesa alla sua reazione di quel giorno. Bisogna infatti tener conto del fatto che pattern comportamentali di attacco, ai quali si tende automaticamente ad attribuire un'intenzione aggressiva, soprattutto quando hanno esiti tanto nefasti, possono in realtà far parte del comportamento di gioco, della competizione sociale, del comportamento predatorio.

 

Quindi?

 

Quindi, per descriverli senza cadere nell'insidia dell'antropomorfizzazione è essenziale individuare la chiave di lettura giusta. Tengo a dire, però, che il tentativo di spiegare l'attacco perpetrato dall’orca Tilikum quel giorno alla sua addestratrice, anche se può essere un interessante e utile esercizio etologico, è fuorviante dal punto di vista zooantropologico e privo di significato sul piano etico. Focalizzare l'attenzione su singoli eventi di questo genere cercando l'aberrazione nel comportamento di un singolo animale rischia di far dimenticare che la vera anomalia sta nel fatto di detenere animali selvatici in cattività e quindi in condizioni che si discostano abissalmente da quelle nelle quali il loro comportamento si è evoluto.


E nel caso dell’orca?

 

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