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EARTH DAY/ Il Pianeta soffre di un'influenza stagionale. Non facciamola diventare un’infezione cronica

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Ciò detto, al momento non si hanno informazioni sufficienti per affermare se tali anomalie siano solo un fuoco di paglia o se invece siano l’antipasto di un più grande evento, quale il deep solar minimum, ossia una fase prolungata di attività solare molto bassa. In tal caso sarà estremamente interessante osservarne le conseguenze a livello climatico, che sicuramente vi sarebbero, ma di cui è estremamente difficile stimare la magnitudo. Si parla dunque di 10, 20 anni di attesa, almeno, per avere un quadro più chiaro della situazione.

 

È del tutto evidente, inoltre, che il sistema terrestre non si comporta in modo lineare. A un impulso ricevuto dall’esterno (come l’aumento di CO2 o la diminuzione dell’irradianza) non corrisponde una risposta lineare interna al sistema. Esso agisce con proprie contromisure (feedback negativi) per attutire il colpo, e, al tempo stesso, si possono verificare pericolose oscillazioni (feedback positivi) che invece lo allontanano dal suo equilibrio. Questo è infatti il rischio che il nostro pianeta sta correndo, che la febbre stagionale di cui sopra diventi un’infezione cronica (e incurabile). Ma qui entreremmo in un nuovo capitolo (molto più complicato) che meriterebbe ulteriori approfondimenti.

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COMMENTI
23/04/2010 - Climatologia, scienza giovane (Gianluca Lapini)

L'articolo di Masato ha il pregio di riproporre la necessità di considerare più a fondo i tanti fattori che possono contribuire a far cambiare il clima della terra, senza concentrarsi in maniera maniacale sull'unico fattore CO2, come ha fatto tanta scienza climatica dell'ultimo ventennio. La climatologia é una scienza relativamente giovane che affronta uno dei sistemi fisici più complessi dell'universo. Forse era inevitabile che come un adolescente al suo primo amore si innamorasse perdutamente della CO2, anche perchè la "ragazza" si é dimostrata una ereditiera così piena di soldi da rafforzare gli entusiasmi non solo scientifici. E' tempo che i climatologi smaltiscano la loro ubriacatura da CO2 (neanche fosse stato un gas esilarante!) e vaglino più a fondo tutte le ipotesi. Esempio in tal senso mi sembra non manchino (si veda fra tutti Roy Spencer, col suo recente libro divulgativo "The great global warming blunder") anche se purtroppo rimangono per il momento voci minoritarie.

 
22/04/2010 - E se la febbre dipende dal termometro guasto? (Sergio Palazzi)

Il testo di Masato è certo più equilibrato rispetto alla vulgata mainstream sul global warming. Ma sarebbe più propositivo chiarendo alcuni degli enunciati. Si dichiara un rialzo termico intorno "al 7%", ma è uno scivolone dovuto alle unità scelte. Per dire: se un americano tipo Gore usasse i Fahrenheit anziché i Celsius, 14°C e 1°C sarebbero 57°F e 1.8°F, e l'aumento calerebbe al 3%...! Par di far torto alla competenza dell'autore ricordando che la Terra scambia energia verso l'esterno per via quasi solo radiativa, ergo i calcoli vanno riferiti alla temperatura assoluta: così i valori reali sono di 287 K e 1 K, e l'aumento è dello 0.35%, molto meno impressionante anche per il comune lettore. L'insistenza sulla sola CO2 imbarazza, se è vero: che il primo regolatore termico della serra terrestre è il vapor d'acqua; che la correlazione tra gli incrementi di CO2 e di temperatura è solo fittizia (per circa 30 anni nel XX secolo la temperatura calava mentre la CO2 saliva); che persino il discutibile protocollo di Kyoto chiede di intervenire anche su molti altri gas, primo fra tutti il metano che viene emesso soprattutto da fonti non antropiche. Il trend termico recente è tutto tranne che omogeneo: basta leggere i dati ufficiali del WMO per notare che nell'ultimo decennio la temperatura è stabilizzata se non già in discesa. Eccetera. Sacrosanto preoccuparsi, studiare, informare il pubblico: ma meglio usare solidi dati scientifici, lasciamo i catastrofismi ai burocrati dell'IPCC...