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SPAZIO/ Happy Birthday mister Hubble! Grazie a te abbiamo visto le stelle...

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Credo che il contributo di Hubble alla storia del pensiero umano si misurerà non solo dai risultati strettamente scientifici, ma soprattutto per aver portato letteralmente nelle nostre case la struggente bellezza del Cosmo. In generale, gli strumenti usati oggi dai fisici e dagli astrofisici producono dati incomprensibili all’uomo comune: sono essenzialmente “dati numerici”, “numeri” che acquistano significato all’interno di complesse formule matematiche, apprezzabili nella loro “bellezza” ed importanza solo dagli addetti ai lavori.


L’osservazione della Natura è ormai mediata da sofisticate strumentazioni che non parlano più direttamente ai nostri sensi, ma solo al pensiero, attraverso l’interfaccia della razionalità matematica. Hubble invece è riuscito a coniugare felicemente l’unicità dei suoi “dati” con l’immediata fruibilità, da parte di tutti, attraverso il nostro organo sensoriale più prezioso e diretto, la vista. Nessuno, credo, riesce a rimanere indifferente alla vista di una qualsiasi delle tante immagini prodotte da Hubble: queste vere gemme erano lì presenti da miliardi di anni in attesa che un insignificante essere cosciente, seguendo con passione la ricerca della verità, scovasse il modo, anche tecnologico, di scoprirle e offrirle alla contemplazione di tutti. A questo punto la scienza e la tecnologia si devono fermare e l’uomo, nella totalità della sua razionalità e sensibilità, deve chiedere a se stesso perché quelle immagini gli appaiono “belle”.


(a cura di Mario Gargantini)

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