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CHIAZZA DI PETROLIO/ 1. Bavestrello (zoologo): gli ecosistemi si riprenderanno in dieci anni

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Una chiazza di petrolio che si forma in alto mare, produce danni all'ecosistema solo in superficie o anche in profondità?


Gli sversamenti di petrolio in mare producono danni a diversi livelli. Il greggio distrugge numerosi organismi planctonici che vivono all’interfaccia aria/acqua o in prossimità di essa. In particolare viene colpito il cosiddetto plancton gelatinoso composto prevalentemente da meduse e salpe. Si tratta di organismi predatori la cui riduzione può portare a complessi effetti sulle catene alimentari. Inoltre, nell’area della chiazza di greggio viene compromessa la produzione primaria che, in ambiente marino, è essenzialmente legata all’attività del fitoplancton. Inoltre con l’andar del tempo le frazioni del greggio più leggere evaporano separandosi dalla porzione bituminosa che precipita sul fondo. Queste masse di bitume depositate sui fondali interagiscono con le catene trofiche del benthos danneggiando gravemente la pesca. Infine quando il greggio galleggiante arriva in prossimità delle coste soffoca meccanicamente gli organismi presenti nella zona di marea sia delle coste rocciose che delle spiagge.

 

Il danno ambientale potrebbe essere davvero di grande portata soprattutto se il petrolio raggiungesse le isole Chandeleurs, un arcipelago a 45 chilometri dalla piattaforma nel quale si riproducono tartarughe, pellicani e altre specie di uccelli.

Un gruppo di animali particolarmente sensibile agli inquinamenti acuti da idrocarburi è composto da tutti quei vertebrati che, in diverso modo intrattengono rapporti con la superficie del mare. Sono particolarmente coinvolti gli uccelli marini che si nutrono immergendosi e quindi sono costretti ad attraversare lo strato di greggio oppure quelli che si posano sulla superficie delle acque. In ogni caso il greggio imbratta il piumaggio non consentendo più il volo. Una situazione analoga si osserva per i rettili marini come le tartarughe che vivono e si nutrono in mare ma devono emergere per respirare. L’area della Louisiana è infine ricca di ambienti lagunari di grande interesse che ospitano animali ormai sempre più rari come ad esempio i manati. Se l’onda nera andasse a investire queste zone il danno sarebbe realmente incalcolabile.

 

Per rimediare ai danni di una chiazza di questa ampiezza, quanto tempo è necessario? O i danni sono irreparabili?

I casi capitati fino ad oggi dimostrano che nel giro di un decennio gli ecosistemi riescono a riprendersi. E’ ovvio che non tutti gli ambienti possono reagire con la stessa velocità. Un incidente di questa portata su una barriera corallina potrebbe portare a danni recuperabili solo con tempi lunghissimi.


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