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CHIAZZA DI PETROLIO/ 1. Bavestrello (zoologo): gli ecosistemi si riprenderanno in dieci anni

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Quali danni ci sono per l'uomo in queste situazioni? Che impatto può avere sull'uomo il danneggiamento dell'ecosistema marino?


I danni per l’uomo sono molto diversificati. Alcuni sono diretti, come il danno provocato sulla pesca. In alcuni casi, per molti anni, il bitume depositato sul fondo previene completamente l’utilizzo di alcuni tipi di attrezzi come, ad esempio le reti a strascico, che tendono a riempirsi della massa bituminosa. Questo fa sì che intere flotte pescherecce debbano cambiare tipo di armamento con i conseguenti costi. Danni più indiretti derivano dal danno provocato a paesaggi di grande interesse naturalistico importanti per un eco-turismo oggi particolarmente rilevante. In generale viene danneggiata la fruizione umana sull’ambiente marino a tutti i livelli. Più in generale disastri ambientali di tale portata determinano un impoverimento e una banalizzazione dell’ambiente in cui l’uomo vive con danni nella qualità della vita a livello personale e sociale la cui entità è difficile da valutare.

 

Nel Mediterraneo, soprattutto nelle vicinanze delle coste italiane, ci sono stati casi analoghi?

Nel Mediterraneo il più grave disastro ambientale è stato l’affondamento in Mar Ligure della petroliera Haven, avvenuto nel 1991. I danni sulle comunità costiere del ponente ligure furono straordinariamente gravi. Ancora oggi ampie aree sono completamente precluse alla pesca a strascico. Bisogna dire che 20 anni dopo, l’incidente non ha lasciato però grandi tracce anzi, il relitto è diventato una straordinaria barriera artificiale su cui si è insediata una ricchissima comunità di organismi bentonici ed è meta di un abbondante turismo subacqueo.

 

C'è un qualche sistema che si possa adottare per evitare situazioni del genere? O siamo condannati a vivere sempre a rischio?

Negli ultimi decenni l’attenzione verso l’ambiente marino è enormemente aumentata. Una serie di norme tecniche, accettate a livello mondiale, hanno drasticamente abbattuto l’inquinamento cronico da idrocarburi che era derivante da una scorretta manutenzione delle petroliere. Tanto per rimanere in Mediterraneo sono praticamente scomparsi gli aggregati bituminosi che alcuni decenni or sono erano un elemento disturbante tipico degli arenili. Purtroppo date le caratteristiche intrinseche degli eventi occasionali che determinano casi di inquinamento acuto, questi stessi sono molto più difficili da prevenire. E’ ovvio che migliorie tecniche potranno sempre essere apportate ma rimane sempre la possibilità che un evento meteorologico di particolare entità possa distruggere una piattaforma di estrazione o affondare una petroliera. Purtroppo alcuni ecosistemi marini come le scogliere coralline sono straordinariamente sensibili a questo tipo di danni e i tempi di ripresa rimangono, a tutt’oggi sconosciuti.



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