BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CHIAZZA DI PETROLIO/ 1. Bavestrello (zoologo): gli ecosistemi si riprenderanno in dieci anni

Pubblicazione:

piattaformalouisiana_R375.jpg

Non stanno ottenendo grandi risultati i tentativi di fermare la chiazza di petrolio fuoriuscita da una piattaforma al largo delle coste della Louisiana. Si sono già riversati in mare, da due squarci apertisi nel condotto che congiunge la piattaforma al fondale, circa mille barili al giorno. Una macchia lunga 45 chilometri, larga 30, in alcuni punti addirittura 130. Nell’esplosione sono morti sette operai e altri 11 risultano dispersi. Si sono usati anche robot subacquei nel tentativo di attivare una valvola di sicurezza per interrompere il flusso del greggio, ma la profondità a cui si trova la valvola, circa 1600 metri sotto il livello del mare, ha reso le operazioni estremamente difficili.

Abbiamo chiesto il parere di due esperti, per capire la reale portata di quanto sta avvenendo e le sue conseguenze. In questa prima parte ospitiamo le risposte del Professor Giorgio Bavestrello, professore ordinario di Zoologia presso la Facoltà di Scienze dell’Università Politecnica delle Marche, esperto di ecosistemi marini.

 

Ci sono stati casi analoghi a quanto sta accadendo al largo delle coste della Louisiana, chiazze di petrolio che hanno raggiunto dimensioni, come in questo caso, anche di 130 chilometri?

Credo che per il momento non sia facile fare paragoni. Il primo caso di catastrofe ambientale derivante da versamento di greggio in mare fu il naufragio della petroliera Torrey Canyon avvenuto nel canale della Manica nel 1967. Furono disperse in mare 120.000 tonnellate di greggio con interessamento di 180 chilometri di coste inglesi e francesi. Da quel momento gli incidenti furono numerosi. Ricordo nel 1996 quello della Exxon Valdez che si incagliò sulle coste dell’Alaska versando in mare 38.000 tonnellate di petrolio. Il disastro fu particolarmente impressionante perché interessò un numero sterminato di uccelli e mammiferi marini comprese numerose orche. Fu anche un caso di grande interesse legale perché per la prima volta il governo degli Stati Uniti condannò la compagnia al pagamento dei danni ambientali.

 

 

CLICCA SUL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L'INTERVISTA




  PAG. SUCC. >