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VESUVIO/ Patané (vulcanologo-INGV): Campania zona a rischio eruzione, ma possiamo prevederla

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Certo, teniamo però conto che le eruzioni importanti sono precedute da segnali premonitori altrettanto importanti, come terremoti di forte energia, variazioni dei parametri da noi monitorati di un certo rilievo. Le eruzioni come dicevamo prima possono essere stabilite in anticipo. Il rischio è quello tra vulnerabilità e pericolosità essendo queste aree densamente popolate.

 

Nel mar Tirreno si trovano ben tredici vulcani sottomarini, tra cui quello più grande d’Europa, il Marsili, a 150chilometri dalle coste campane...

I vulcani sommersi sono ovviamente più difficili da monitorare visto le profondità a cui si trovano. In questi ultimi anni abbiamo però fatto sperimentazioni e monitoraggi anche su di essi, soprattutto il Marsili. Usiamo sensori sottomarini preparati appositamente, sono poi stati fatti esperimenti a livello internazionale di monitoraggio continuo. È evidente che monitorare un vulcano sommerso richiede somme di denaro molto più ingenti di quanto richiede un vulcano emerso.

 

In caso di eruzione di un vulcano sommerso ci si deve attendere fenomeni come lo tsunami?

Dipende dall’intensità e dalla potenza dell’eruzione. Se l’attività eruttiva è tranquilla allora no, però se ci dovesse essere un'eruzione vulcanica molto forte si potrebbe verificarsi uno tsunami.
L’Italia è un paese a elevato rischio sismico e vulcanico, la scienza ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni, ma le risorse che la nostra politica destina sono irrisorie anche rispetto agli altri paesi europei. Ci vorrebbe un impegno economico più serio.



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