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FISICA/ Sarà il piombo degli antichi romani a proteggere il "cuore" delle particelle

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Il carico di piombo di una nave romana affondata duemila anni fa risolve il mistero della fisica  Il carico di piombo di una nave romana affondata duemila anni fa risolve il mistero della fisica
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Per fortuna nella ricerca, come nella vita, le sorprese sono sempre dietro l’angolo: in questo caso infatti l’archeologia è venuta in soccorso alla fisica delle particelle, grazie al ritrovamento di un carico di piombo su una nave romana al largo di Oristano. Vent’anni fa infatti venne trovata da un sommozzatore dilettante al largo della costa una nave romana di 36 metri di oltre 2000 anni fa che – tra l’80 e il 50 a.C. - trasportava un migliaio di lingotti di piombo. La nave proveniva dalla Spagna ed era probabilmente diretta a Roma. Nella sua stiva erano trasportati, su un pavimento di rame, circa 2000 lingotti di piombo. Il relitto, con tutto ciò che conteneva è rimasto per due millenni sotto oltre trenta metri d’acqua in un fondo sabbioso.

Ora, a 2000 anni di distanza, 120 lingotti recuperati da quella nave sono pronti a svolgere un compito completamente diverso da quello pensato quando sono stati realizzati, garantendo la migliore schermatura dalla radioattività ambientale e la certezza che il contributo dovuto all’isotopo Piombo-210 è almeno centomila volte inferiore di quello derivante dal miglior piombo puro ottenibile oggi. 

«Certo il comandante di quella nave non avrebbe mai immaginato che il suo piombo sarebbe stato utilizzato duemila anni dopo per qualcosa che ha che fare con l’Universo e le stelle  - commenta il presidente dell’INFN, professor Roberto Petronzio – Storia e scienza possono ora parlarsi attraverso i secoli grazie alla ricerca nella fisica delle alte energie».  

 



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