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SONDAGGI/ Italiani più positivi verso la scienza? Forse. Ma i luoghi comuni restano in agguato

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C’è di che rallegrarsi? Non troppo. È ancora presto per poter segnalare l’inizio di un trend di recupero e sono ancora troppi gli indicatori di tendenze ambivalenti e contraddittorie. C’è un 69,3% preoccupato perché la scienza e la tecnologia cambiano troppo velocemente il nostro stile di vita; e un 67,9% convinto che se non si è sicuri che una nuova tecnologia sia del tutto innocua sia meglio fermarla completamente.


Con percentuali non molto diverse (67,7%) c’è però chi ritiene che i benefici della scienza siano maggiori dei possibili effetti negativi; è c’è ancora più della metà del campione (50.9%) che considera la scienza e la tecnologia responsabili della maggior parte dei problemi ambientali. Due ambiti tematici particolarmente monitorati, anche per la loro attualità, sono quelli energetico-ambientale e quello della bioetica. Sul primo c’è la conferma della crescente consapevolezza della necessità di incentivare la ricerca sulle energie rinnovabili; mentre, stranamente, diminuisce (di oltre il 5%) l’importanza attribuita agli investimenti in ricerca sui cambiamenti climatici.


A questo proposito può sorprendere la drastica riduzione (dal 90% del 2007 al 71,7%) della percentuale di sostenitori del surriscaldamento del clima terrestre. Come pure potrà stupire il mutamento di opinione nei confronti dell’energia nucleare, che è cresciuta tra le priorità di investimento e registra una crescita degli atteggiamenti favorevoli mentre è addirittura passata in secondo piano (dal 17% al 7%) la preoccupazione per la localizzazione degli impianti. Sul versante che gli estensori del rapporto chiamano “le sfide bioetiche”, ci sono molti dati che richiederebbero un attento approfondimento. Sembrerebbero diminuiti i contrari alla fecondazione medicalmente assistita (dal 25% del 2002 al 12,5%) e, secondo il campione, per due italiani su tre “è giusto utilizzare tutte le possibilità che la scienza offre per avere un figlio”.


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