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SONDAGGI/ Italiani più positivi verso la scienza? Forse. Ma i luoghi comuni restano in agguato

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Anche sulla opportunità di condurre ricerche sulle cellule staminali embrionali, le opinioni sono cambiate: nel 2005 si registrava un terzo di contrari mentre ora la percentuale è scesa a circa il 17%. Mentre permane un giudizio decisamente negativo sulla possibilità che, in futuro, attraverso le tecnologie riproduttive i genitori possano scegliere alcune caratteristiche biologiche dei propri figli, quali ad esempio il sesso: l’89,3% si dichiara poco o per nulla d’accordo con tale eventualità.

 

 

Tra tutti gli altri dati del rapporto, una considerazione particolare meritano alcune risposte relative ai livelli più culturali: come quelle di più della metà del campione (59%) che ha dichiarato che “solo la scienza può dirci la verità sull’uomo e sul suo posto nella natura”; o quella di una percentuale simile (59,3) che insiste sul luogo comune che “in Italia la religione limita troppo la libertà degli scienziati”. Queste considerazioni ci riportano alla questione più generale, sollevata dal dato sintetico del rapporto, cioè l’incremento di atteggiamenti positivi verso la scienza.


Dietro la analisi e i dati statistici, affiora prorompente una domanda: da dove può venire questa positività? dove trovare la molla che fa scattare un’attrattiva e un impegno? Qui le indagini sociologiche non bastano più. E anche le risposte più comuni appaiono insufficienti: non è il semplice aumento delle conoscenze che può sostenere l’interesse; come pure non basta presentare ricerche e scoperte in forma semplificata e accattivante. Ci vuole di più, ci vuole altro. Qualcosa che riguarda più profondamente la persona e ha a che fare col modo con cui ci poniamo di fronte alla realtà tutta, con totale apertura e sguardo attento e disponibile a rintracciare ovunque segni di qualcosa di più grande.
 



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