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PIANTE DOMESTICHE/ Cocucci (Univ. Milano): il rischio intossicazioni c'è, ecco come evitarlo

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La Dieffenbachia, una diffusa ma pericolosa pianta da appartamento (Fotolia)  La Dieffenbachia, una diffusa ma pericolosa pianta da appartamento (Fotolia)
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In generale va detto che molte piante producono queste sostanze per difesa naturale e gli uomini e gli animali nel tempo hanno imparato a classificarle. Il problema oggi è che molte piante che vengono acquistate sono esotiche e piacciono ancora di più per la loro bellezza estetica. Anche queste al loro interno hanno principi attivi che possono risultare tossici. L’unica avvertenza è quindi di non ingerirle. Un problema che riguarda soprattutto i bambini.

 

Capita anche che una pianta venga scambiata per un’altra. Ad esempio qualcuno confonde la cicuta con il finocchietto selvatico.

 

Questo è un altro problema, diverso da quello delle piante da appartamento, e che è ancora più grave. Succede frequentemente che alcune persone scambino una pianta per un’altra che può risultare tossica. Il consiglio quindi è di non ingerire mai piante selvatiche se non si è assolutamente sicuri della loro natura.

 

Ci si può affidare a un libro, a una guida specializzata?

 

Bisogna stare molto attenti, perché le guide botaniche spesso forniscono caratteristiche delle piante che sono generali. Però, i vegetali hanno la proprietà di poter modificare le loro caratteristiche a seconda dell’ambiente in cui si sviluppano.

 

Dunque si corre il rischio di raccogliere una pianta convinti che sia un’altra, oltretutto convinti di avere un supporto scientifico?

 

Una classificazione precisa al 100% non può essere fatta se non in termini assolutamente approssimativi. Esiste anche il problema che alcune piante si differenziano in maniera diversa a seconda dell’ambiente in cui si trovano, per cui diventa ancor più difficile riuscire a capire con che pianta si ha a che fare.

 

A chi conviene affidarsi per non correre rischi?

 

A un botanico esperto, tenendo presente che ha bisogno di vedere con i propri occhi la pianta in questione per poter fornire una corretta e sicura classificazione. In linea di massima, le persone dovrebbero prestare la stessa attenzione che si usa quando si raccolgono dei funghi.

 

Il periodo dell’anno che stiamo vivendo, la primavera, è secondo lei potenzialmente più pericoloso?

 

Sì, ma per una questione antropica. Mi spiego: in questa stagione è più facile che l’uomo sia portato ad apprezzare la bellezza della natura, anche perché c’è uno sviluppo rigoglioso di molte specie. Frequentemente poi si fa l’errore di confondere la naturalità con la non tossicità. Invece ci sono tante cose naturali che sono altamente tossiche.

 

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COMMENTI
09/04/2010 - tossiche, officinali, ornamentali, edule.... (Antonio Servadio)

leggiamo di frequente di vegetali spiccatamente ornamentali, commestibili (ortaggi...), velenosi, officinali, infestanti etc. Andando un po' "fuori-pista" penso che sarebbe interessante apprendere anche quali tra le piante comunemente reperibili (da appartamento e quelle comuni nei nostri giardini, prati e boschi; belle o brutte che siano) non significativamente tossiche, siano tuttavia commestibili senza rischi, anche se non appaiono particolarmente gradevoli o appetibili che dir si voglia. Piante quindi nè "cattive" nè "buone", ma comunque mangiabili. Con qualche sperimentazione si potrebbero poi inventare nuove ricette. Nelle valli alpine e nelle campagne troviamo ancora qualche autoctono amatore, che svolge questo genere di ricerca per proprio conto. A volte rendono pubblici i "risultati" sui piatti del proprio agriturismo. Per analogia: pensiamo al libro di cucin scritto dal Francese Bruno Comby. In fondo l'entomofagia appare come una eresia qua in Europa, mentre è cosa normale in altri continenti.